Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











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sabato 24 giugno 2017

Maria SS della Catena Dinami (VV)



É festa in questi giorni a Dinami (VV). 
La seconda domenica di luglio viene infatti venerata Maria SS della Catena e
dai paesi limitrofi, frotte di pellegrini partono a tutte le ore per raggiungere il bel santuario anche a piedi.
Anche noi, da Acquaro distanti una decina di km, partivamo a gruppi col proprio vicinato e poi per strada incontravamo altri paesani. Si partiva presto, prima dell'alba per evitare il caldo afoso di luglio e tutti insieme facevamo quel bel po' di km di passeggiata.
Noi, bambini e poi ragazzi eravamo sempre felici di quest'avventura e la notte non riuscivamo a chiudere occhio per l'eccitazione della lunga scarpinata.
Gli uomini di solito portavano i piccoli sulle spalle dato che non era ancora di moda usare i passeggini e noi più grandetti c'inventavamo il modo d'ingannare il tempo per strada...
I grandi pregavano, ma soprattutto cantavano una canzone che ancora mi torna in mente.
A dir la verità la stessa canzone la usavano anche per altre "Madonne", dato che l' ho sentita più volte anche in altre occasioni, soprattutto per la Madonna della Montagna di Polsi...
Limpidi, un paesino vicino, sembrava un piccolo presepe addormentato quando vi giungevamo e non di rado altri pellegrini s'incamminavano.
Dopo il paesino s'attraversava
un ponte detto "Du Sordaru" e poco dopo eravamo a Melicuccà. Da lí la distanza non era tanta, ma ormai la stanchezza si faceva sentire.
Attraversando i paesi, le donne cantavano più forte perché tutti sentissero il nostro passaggio.

"Pe mare e pe terra si nominata tu, Maria di la Catina, si china di virtù...
....
Maria di la Catina apriti li púarti ca stannu arrivandu li divúati vúastri.
Stannu arrivandu di tantu luntanu, Maria di la Catina, porgitinci la manu..."

Negli ultimi metri i canti si univano a quelli dei gruppi di altri paesi ed era tutto un vocío, una Babele gioiosa che creava un'atmosfera suggestiva.
Il bel santuario ci attendeva con la porta spalacata e finalmente chi aveva fatto un voto, dopo tanti km a piedi, si prostrava a rendere grazie alla madre Santissima...

Era ormai giorno fatto quando arrivavamo e anche la fiera cominciava ad animarsi. 
Bancarelle con le solite mercanzie e soprattutto dolciumi, giocattoli e frutta secca, erano in fila ambo i lati della strada prospiciente il santuario e proseguivano verso su, in paese dove in una piazzetta si stagliava il bel palco per le sere d'orchestra. Rituale immancabile in ogni festa patronale di quasi tutti i paesi del sud...
Noi bambini eravamo sempre felici perché un giocattolo, nelle feste, lo ricevevamo sempre. Per noi femminucce non mancavano gli accessori di pentolame, tazzine, piatti ecc per cucinare. Spazzoline, fermacoda e cerchietti, anellini e braccialetti...bambole, rigorosamente di plastica e di poche lire. I maschietti sfoggiavano le loro performance di musicisti già per strada. Tamburi e trombe di plastica andavano per la maggiore. A seguire camion, gru e ferri del mestiere per futuri dottori, falegnami ecc.
Le adolescenti spuntavano quasi sempre un nuovo vestito o un nuovo paio di scarpe e i genitori approfittavano pure loro per qualche compera utile. Generalmente era il periodo dell'assegno di disoccupazione per i disoccupati e del premio di produzione dell'olio dell'anno precedente...Qualche sfizio, si poteva levare, altrimenti s'aspettava la festa di San Rocco ad agosto...
Le mamme sceglievano pignate e tejie, ma anche i "puzzuniatti" (pentoloni d'alluminio) e le macchine per fare la conserva di pomodoro...gli uomini qualche nuova zappa o accetta. Tutte cose utili in casa e in campagna.
Le feste, con le loro fiere svolgevano molti compiti.
In primis la fede e devozione per i santi amati; lo svago in tempi e in luoghi in cui non c'era granché per divertirsi ed uscire; rifornirsi di cose utili e a volte introvabili, a buon prezzo e incontrarsi con amici e parenti lontani...
Maria della Catena, del Carmine, della Montagna, del Rosario, S. Rocco, San Cosma e Damiano ...ogni santo aveva ed ha ancora i suoi devoti ed ogni paese cerca come può di onorarlo. Il resto é un'altra storia che spesso e volentieri stride col quotidiano e con la semplicità di certi gesti del popolo credente.

E siamo giunti al giorno della festa in un tripudio di colori e gioia per grandi e bambini e
come in tutti i paesi saranno tornati gli emigrati a fare il pieno di nuovi ricordi da custodire per sempre ...
I santi e le feste sono anche questo al sud...

Quando passavo i lunghi pomeriggi estivi da mia nonna, mi raccontava aneddoti e vecchie storie che oggi rimpiango di non aver scritto da qualche parte, avendo oggi dimenticato molte cose.
Era molto devota a questa Madonna e a mia madre mise proprio il nome di Catena...
Una volta mi raccontò la leggenda della bambina legata al braccio...

In un paese c'erano come al solito, il ricco signore e i poveri cristi che s'arrabattavano a tirar su la famiglia.
Un giorno un uomo s'introdusse nel campo di cavoli del ricco e ne prese qualcuno da portare a casa.
Per non far capire, li estirpò con tutte le radici qua e là dato che il campo era molto vasto.
Prese l'abitudine di andarci ogni volta che non avevano più nulla da mangiare e purtroppo accadeva spesso.
Il signore se ne accorse e si nascose per pescarlo con le mani nel sacco.
Un bel giorno gli tese una trappola e lo fermò.
Vani furono i tentativi del povero di scusarsi e di adoperarsi a ripagare col lavoro. Il signore molto arrabbiato, nel frattempo aveva cercato notizie sul suo conto e sapeva che questo aveva due bei bambini. Un maschio e una femminuccia e per capriccio gli chiese in cambio la bambina.
"Mai potrei! Chiedetemi qualsiasi cosa, ma non la mia amata figlioletta, vi prego."

"Vuoi che ti denunci per furto, cosi i tuoi figli restano in mezzo ad una strada?"
Il povero gli chiese qualche giorno per pensarci e abituarsi all'idea e per trovare il modo di dirlo a sua moglie e quello acconsentí minacciandolo che sapeva dove trovarlo.
Passava il tempo, ma il povero contadino non riusciva a decidersi a cedere la figlioletta.
Dal canto suo, il signore ogni qualvolta incontrava qualcuno della famigliola, ripeteva sempre la stessa frase:
"di a tuo padre che i debiti si pagano"
Una, due, tre...così tante volte che passò un anno e il signore si spazientì minacciando di ucciderlo per la presa in giro.
A malincuore , il povero disgraziato, che aveva sperato per tutto il tempo in un miracolo, cedette e disse alla figlioletta di riferire al signore che poteva riprendersi il suo debito quando gli capitava sotto gli occhi.
"Finalmente!"
rispose, prendendo per mano la bambina e portandosela dietro.
All'inizio, non avendo nessuno, aveva in mente di prendere la bambina e crescerla come una figlia, ma la sua cattiveria e il tempo che passò per averla, gli fecero cambiare idea e decise di prenderla come sguattera. Era ancora piccola però, e la rinchiuse in cantina al buio.
La bambina piangeva continuamente e lo stesso i suoi familiari. La madre invocava continuamente l'aiuto della Madonna e il padre che si sentiva in colpa e prostrato per non poterla aiutare, cadde malato e morí.
Passò del tempo e una notte la bambina vide la cantina rischiarata da una immensa luce. Abituati gli occhi, riuscì a vedere la figura di una donna con un bimbo in braccio che le sorrideva e le diceva di non aver paura perché l'avrebbe liberata. La catena che la teneva legata si sciolse e la donna la tirò
dolcemente portandola con se verso il cielo.
Da questa leggenda nacque l'immagine rappresentata nel simulacro che viene venerato a Dinami, ma anche in molti altri paesi, soprattutto siciliani:
Maria SS della Catena che libera dalle persecuzioni e dalla schiavitù.

(Anna M. Chiapparo 2016)   Tutti i diritti riservati






A pignara i Malamotta




Foto tratta dal libro: Acquaro nella storia e nella tradizione.
(Proprietà di Rocco Citino)


L'immagine simbolo di Malamotta, la nostra collina, é da sempre un alto pino marittimo che cresceva accanto ad una casetta diroccata. 
La casetta e il pino, per l'altitudine erano ben visibili da molti punti del paese tanto da sembrare quasi due silenziosi e discreti guardiani.
Mentre il pino era in pieno rigoglio, la casetta bipiani, era ormai in rovine e il mesto pino sembrava osservare il lento decadimento della sua compagna costruita da mano d'uomo...
Ogni paese ha le sue leggende e quale posto migliore per Acquaro, che la sua più maestosa collina a far da scenario?
I nostri vecchi raccontavano delle scorrerie dei briganti che lassù si nascondevano tra gli arbusti della macchia mediterranea spostandosi in lungo e in largo e naturalmente la vecchia casetta era spesso protagonista dei loro ritrovi notturni. Qualcuno giurava di vedere nella notte, fiamelle di torce che vagavano qua e là e perciò si ripromettevano di starne lontani. Dal canto loro, i briganti, semmai si siano accampati davvero lassù, questo volevano, non certo rompiscatole fra i piedi.
La leggenda dei "jerjiani" (mostri cattivi/briganti) raccontata ai bambini per farli calmare dai capricci, aveva sicuramente un certo effetto che noi acquaresi ricordiamo un po' tutti...
Tutte le leggende però, col tempo vanno scemando e cadono nel dimenticatoio...spesso annoiano pure...

Le colline calabre, ricche di vegetazione spontanea sono bellissime e affascinano lo sguardo, ma quando ci mette mano l'uomo tutto distrugge.
Pian piano, la collina é stata stravolta per costruire una strada che naturalmente ha cominciato a franare e poi e poi...ma del resto, essendo proprietà privata, é pure logico che ognuno la voglia sfruttare al meglio.

La leggenda della "pignara" comunque finí con un brutto incendio che la divorò letteralmente per giorni finché non udimmo il suo tonfo all'alba di una notte infuocata.
Da allora, un altro simbolo del paese é andato perduto per sempre e rimane maestoso solo nei nostri ricordi sempre più sbiaditi.
(AMC)



https://www.facebook.com/Annamariachiapparo/photos/a.446988438759221.1073741829.437578559700209/498368510287880/?type=3&theater

La vecchia sirena di Acquaro






Non so chi e perché l'abbia voluta, ma tra le cose curiose del mio vecchio paese, ricordo una sirena posizionata sull'orologio della piazza che suonava alle otto di mattina e a mezzogiorno.
Quelli della mia generazione siamo crescuti e andati a scuola in compagnia di quella sirena che tra l'altro era fortissima e s'udiva da ogni dove.
Alle otto di mattina, bambini e ragazzi sapevamo che dovevamo correre a scuola mentre a mezzogiorno eravamo contenti perché da li a poco saremmo tornati a casa...

Il mezzogiorno era una specie di coprifuoco. Come per magia la piazza si svuotava di tutti gli abitudinari e degli anziani che vi passavano il tempo e prendevano il fresco.
Ognuno riprendeva la via di casa e la piazza sembrava addormentarsi, soprattutto nella calura estiva, fin verso le 15.00 del pomeriggio quando pian piano ricominciava a brulicare.
Ogni tanto la vecchia sirena si rompeva e non suonava oppure diventava stonata...fatto sta, che essendo ormai abituati al suo suono, quando capitava ci mancava. Un bel giorno smise di suonare e si pensò di tutto e di piú... Alcuni dicevano che l'avevano rotta apposta perché non la si sopportava più, altri dicevano che i pezzi di ricambio erano costosi... ma la piazza, sul far del mezzogiorno continuò comunque lentamente a svuotarsi finché tutti pian piano si dimenticarono della vecchia sirena...
(AMC)

"Quandu jìamu a hfuntana pe l'acqua"




Disubbidire...mai 

e se la nonna ti mandava a prendere l'acqua fresca ci andavi anche da piccola.

Le strade erano sicure e non c'erano lupi cattivi nascosti, ma nonni, zii, cugini, madri e padri di tutti...
Si rispettavano le cose e le persone, poi che accadde?

Ci siamo persi per strada molte cose.
Abbiamo abbellito quelle stesse strade tortuose e fangose, imbellettate le case, cambiato i mobili, pitturati balconi e portoni. Ci siamo chiusi dentro i nostri mausolei di ricordi ed abbiamo corazzato anche i cuori.
Pure le fontanelle sono sparite nel tempo e le poche rimaste gorgogliano pigre per qualche randagio assetato in attesa di un bimbo che le faccia rivivere ancora.

(Anna M. Chiapparo)

La P. Comunione






Ricordi..

Io la P.Comunione l'ho fatta a giugno. tanti anni fa... 

Si é parlato tanto negli anni di quei famosi vestitini tipo sposa, fino ad addurre le più svariate conclusioni alcune da me non condivisibili. 
A parte che mi piace la tunichetta uguale per tutti, ma dire che la bellezza del vestito era discriminante in base al ceto sociale, mi pare troppo.
So, purtroppo che é pur vero, ma quello che voglio dire é che siamo da sempre noi grandi a creare separazioni e discriminazioni. Nella mente di noi bambine era un giorno speciale, la P. Comunione. Bisognava farsi belli per Gesù ed ognuno come poteva. Anche un semplice vestito ai nostri occhi, era speciale perché era speciale il suo significato, il suo uso, non il vestito in se. Poi vennero le mode che uccisero la magia...
Se tu lo compri a Vibo, anch'io ci vado. Se tu lo paghi 50 io lo pago pure 70...e la festa, le bomboniere, la torta, gli invitati...oggi certe P. Comunioni fanno "arrossire" anche un matrimonio. Addirittura fanno il book fotografico del prima e dopo ecc. ecc...mah...
Siamo o non siamo noi?
Meno male che c'è ancora chi crede nella semplicità e la mette in atto.
La bellezza e la dolcezza della P.Comunione é proprio la sobrietà ed é compito del bravo catechista, della famiglia e del parroco, farlo capire ai bambini, ma se già il parroco stesso chiede la parcella per un sacramento...beh...non mi meraviglia più nulla.
(AMC)

La piccola radio locale


Sull'onda dei ricordi...

Molto in voga fin verso gli anni 80, erano le radio locali.
Ai tempi in cui non esistevano nemmeno lontanamente FB, watsapp, e internet in genere, la moda delle dediche alla radio, anche in diretta spopolava un po' ovunque specie nei paesini internati dove non esisteva nessuna forma di svago, non c'erano cinema ecc.
Gli ultimi Sanremo e i cantanti del momento erano i nostri idoli. Ognuno, piú o meno, aveva la canzone del cuore da dedicare a qualcuno.
A volte si preferiva usare l'anonimato scegliendo uno pseudonimo, ma il fascino della radio prendeva un po' tutti. Era la moda del momento e la giornata era scandita da vari appuntamenti con gli speakers che anche se mandavano sempre le stesse canzoni, erano "trend" . Spesso si combinavano incontri e nascevano amicizie vere. Anche amori!
Possiamo affermare che la radio locale fu per noi cinquantenni, il FB di oggi.

Anche il mio paese vanta la sua radio, ma non ricordo più il nome, né la durata. Mi pare non durò molto...
Le più gettonate erano Radio Calabria, e quella di Paravati, Limbadi.
(AMC)


S. Antonio di Fabrizia (VV)





Profumi e ricordi di fede...

S. Antonio é un santo molto amato in Italia e nel mondo. 
In Calabria il suo culto é molto diffuso ed é patrono di molti paesi. A Fabrizia, un centro vicino a Serra San Bruno, la leggenda vuole che venne rinvenuta da alcuni contadini, una cassa di legno con dentro la venerata statua e da allora é divenuto il S. patrono del paese serrese. Il piccolo centro, il 13 giugno di ogni anno é invaso da pellegrini dai paesi vicini che arrivano a sciogliere un voto o per una semplice preghiera. Anche da Acquaro, il mio paese, ricordo che molti ci andavano a piedi seppur abbastanza distante. Appena arrivati, molti percorrono la chiesa in ginocchio fin sotto il simulacro.
Non é raro vedere signore anziane e soprattutto bambini, vestiti col classico saio marrone con cordone come il santo. Un tempo c'era anche l'usanza in alcune famiglie di invitare a pranzo 13 giovani fanciulle e un bambino che simboleggiava Gesù .

"Rassegnaziuani" (rassegnazione)




Ci píanzu notte e juarnu
ma non truavu riparu.
Giru e vúatu paru paru
ma cu ccui parru parru
calanu l'uacchi e
nenta mi dinnu.

Votanu i spaji scumpurtati
e ognunu penza e sua
guai e ai fijji sbenturati.

"Chi 'ndi duna sta terra?
Fatica, suduri e penzíari,
ma sempa poveri e pacci restamu!"

Hanno raggiuni nommu
parranu e nommu
dunanu cuntu.
L'uacchi diventano ogni
juarnu cchiù pisanti
e i penzíari su tanti.

Miajjiu u mi stajiu
sulu sulu silenziusu
ca tantu i penzíari non
sinda vannu.

Non viju lustru né lumera
sta vita para na galera.
E quandu fijjuma gíangia
ca vola pana, io mi giru
arríadu a porta e jiangiu
appríassu ad iju.

Non sacciu chi significa speranza.
Na cosa chi non si tocca
non ti duna u mangi...

Rassegnazíuani,
si chiama sta malatia.

(Anna M. Chiapparo)

Panari, sportiaji e carijjiotta!

https://www.facebook.com/Annamariachiapparo/photos/a.446988438759221.1073741829.437578559700209/488250441299687/?type=3&theater


I venditori di cestini e panieri spesso usano lavorare davanti agli occhi degli acquirenti...
Un tempo si era un po' gelosi delle proprie conoscenze e si preferiva tramandare i segreti del mestiere di padre in figlio.
Oggi molti lavori artigianali sono purtroppo già spariti e si cerca di correre ai ripari riscoprendo il passato, cercando di tenere ancora in vita quei lavori che hanno cresciuto intere generazioni.
Gli ultimi artigiani rimasti, oggi cercano ben volentieri di far imparare i loro mestieri organizzando laboratori e vere e proprie scuole per far in modo che non tutto vada perduto. Un grande merito l'ha avuto anche il web con tanto materiale online. Anche grazie ad internet si può imparare molto.
Non c'entra nulla, ma ad esempio, io ho imparato ad intrecciare i cestini, che un tempo si facevano con le canne e col vimini, usando delle cannucce di carta che faccio io stessa, seguendo dei corsi su you tube...
Come si suol dire:

"di necessità, virtù."

In paesi come il Brasile, l'America Latina ecc. Intere famiglie si mantengono facendo lavori del genere da vendere ai turisti e facendo ciò, in piú riciclano senza pesare sull'ambiente.
Ogni tempo, ogni epoca ha il suo saper fare per non affondare...e meno male!
(AMC)

E' il momento di raccogliere l'aglio

Piantati ad ottobre, spicchio a spicchio, i piccoli germogli sono cresciuti durante tutto l'inverno e la primavera, ingrossando i bulbi.

Mia madre li piantava ogni anno. Una piccola scorta di agli e cipolle non mancava mai. Mi insegnava come fare ed io sempre appresso ad aiutarla. Da lei ho impararato tanti piccoli trucchi dell'orto.
Oggi basta accendere internet e si trova di tutto e di più, ma allora "le cose" si tramandavano a voce e con la pratica...

Le piccole "lenze" (strisce di terra) dell' aglio erano tenute sempre ordinate e pulite dall'erba. Periodicamente ci portavamo la cenere del camino che pare facesse bene. Non ho mai saputo se ciò fosse vero, ma male non faceva....
Mi piaceva zappettarli con una zappetta piccola piccola che da un lato finiva in due corni e, alla fine ero sempre io a prendermene cura...
Quando la pianta era nel pieno rigoglio, fioriva per poi spegnersi lentamente.
Quelle belle code verdi, turgide e svettanti che per mesi avevano cercato il sole, s'afflosciavano tristemente a terra cambiando colore. Diventavano di un triste marroncino/ giallognolo ed
era quella l'ora di estirparli sperando che la pioggia avesse fatto ingrossare e moltiplicare i bulbi piantati.
Venivano via facilmente ma alcuni, testardi come la terra di Calabria, erano cosí radicati da richiedere un aiuto. Bisognava quindi scavare intorno con un bastoncino e levarli piano piano per non rovinarli.
Sembrava una piccola magia.
Piantavi uno spicchio e ne ritrovavi anche dieci insieme...come per le patate.
Da una o addirittura mezza, ne uscivano tante!

Una volta raccolti mia madre li lasciava un po' stesi ad asciugare e quando riteneva che fossero perfetti "li arrestava".
Mi pare di vederla col suo immancabile grembiule, intenta ad intrecciare...
Prima con le forbici tagliava le radici ormai secche e qualche coda che non serviva, poi intrecciava con maestria.
Si, perché anche per fare le reste d'aglio, cipolla o peperoncini, ci vuole garbo e maestria, altrimenti scivolano via, scappano asciugandosi...

Un po' come i ricordi che guizzano curiosi e poi improvvisi sgusciano via.

(Anna M. Chiapparo)




(Foto: venditore di agli - dal web)


https://www.facebook.com/Annamariachiapparo/photos/a.446988438759221.1073741829.437578559700209/488863804571684/?type=3&theater