Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











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martedì 23 agosto 2011

LA BANDIERA DEL PRETE DI SAN PANTALEO DI SAN LORENZO (RC). La storia





...noi veniamo da San Lorenzo, dove anche le pietre spruzzano intelligenza…” da un comizio elettorale del 1948…

“….alla destra ergersi un colle a pan di zucchero sulla cui sommità sembra che esulti il paesetto di San Lorenzo” Alberto Mario

Il barone M. non frequentava la chiesa. Ma, per l’anniversario della morte della prima moglie, ogni anno mandava al parroco una congrua offerta da dividersi tra il celebrante e i pochi vecchiarelli che, la mattina presto, avrebbero assistito alla messa. E, ogni anno, faceva portare in canonica anche un bottiglione d’olio: “Per la lampada”, diceva la serva, e aggiungeva: “E’ di quello che usa il barone” per far intendere alla sorella del parroco che poteva utilizzarlo anche per la loro tavola, tanto ne sarebbe arrivato altro. Il barone – che possedeva migliaia di piante di olivo di ottima qualità. E non solo. La sua proprietà si estendeva dalla marina alle montagne, passando per vari paesi – continuava ad esercitare ancora tutti gli antichi privilegi, ius primae noctis compreso. Abitava in una villa grande, con nel vasto giardino intorno anche la vasca dei pesci, e aveva una servitù numerosa, comprendente anche una governante, un cuoco e alcune cameriere che, chiamate col campanello a servire il caffè agli ospiti in chicchere di porcellana, arrivavano con la crestina in testa e il grembiule bianco inamidato. Il cuoco venne mandato a cucinare in canonica il giorno che arrivò il vescovo. Era di venerdì e come se la cavò senza poter preparare carne nessuno lo ricorda più, ma la signorina T. mandò le crespelle e le polpettine di ricotta passate al forno in una salsa leggera.

Una salita tortuosa e impervia affacciata sul baratro d’una fiumara. San Pantaleo, meglio San Pantaleone: piccola frazione di San Lorenzo, isolata tanto che il fascismo ci aveva mandato dei confinati politici. Col regime aveva avuto problemi anche il fratello del barone, uno di stampo diverso: studioso e di idee socialiste. Alla fine degli anni quaranta, i paesani erano poverissimi. A parte il barone e altre tre, quattro famiglie ricchissime, che avevano o avrebbero avuto enormi case sul Corso del capoluogo e, in mano, una parte dell’economia e della politica cittadina.

All’inizio degli anni venti, era stato il parroco a tentare di organizzare i contadini contro i soprusi del barone e dei potenti. Qualcuno diceva che avesse addirittura fondato, da quelle parti, il partito comunista, qualche altro correggeva: no, quello socialista. Alcuni che, comunque, il cielo l’avesse punito lasciandolo morire di botto – “è rimasto stecchito in piazza”. Di certo pare ci fosse che: si chiamava Catanoso, aveva partecipato, da soldato, alla prima guerra mondiale, era professore di lettere. E, soprattutto, che la bandiera, rossa, bellissima, di seta finemente orlata, custodita dalla sezione del partito, che stava lì, proprio di fronte alla chiesa, era la sua.


Maria Franco

http://www.zoomsud.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12373%3Ala-storia-la-bandiera-del-prete-di-san-pantaleo-di-san-lorenzo&catid=82%3Aprimo-piano
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