Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











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venerdì 2 settembre 2011

Ricordi di scuola

Rivado indietro nel tempo quando il cielo delle mie primavere era sempre azzurro e l'aria  frizzantina ci stuzzicava con  la smania di uscire, di correre all'aperto per i vicoli del quartiere sempre affollato.
Corse e nascondini fino a sera quando l’aria diventava dolce all’improvviso e ci faceva crollare di stanchezza.
La mattina, poi, a scuola, non era mai un peso. Anche lì era bello stare e non ci si annoiava mai col nostro maestro.
Sapeva come prenderci e nelle belle giornate di primavera non mancava mai una  passeggiata al campo sportivo.
Non distava molto dalla scuola. Pochi metri e c’eravamo già, ma per noi era pur sempre una passeggiata. Il campo non era altro che una  distesa di terra battuta con qualche ciuffo d’erba qua e là e molte buche ai lati dove spesso ristagnava l’acqua piovana, ma per noi bimbi era un posto splendido dove far volare le nostre fantasie.
Quante corse intorno a quelle  porte sfondate! Il maestro tornava bambino insieme a noi e non sembrava mai stanco quando inventava giochi e formava le squadre per la partita di “palla prigioniera”.
Quando s’alzava un pò di vento ecco allora la magia più bella: portava con sè l’aquilone che aveva costruito con pazienza e si divertiva con noi a farlo volteggiare sapiente.  Le lunghe code colorate sventolavano birichine e curiose per poi diventare fiere e tirate, su, a sfidare il vento come a dirgli che, anche se  di semplice e fragile carta velina, non avevano paura di nulla!
Quant’allegria c’era in noi in quei momenti. Non guardava mai l’orologio, anche perchè allora non dovevamo temere il cambio dell’ora di lezione. Capitava spesso che passassimo intere giornate lì all’aria aperta.
Tornavamo in classe stanchi, ma sempre felici e con qualcosa in più.


(Anna Maria Chiapparo)

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