Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











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lunedì 3 ottobre 2011

Storia delle origini di Acquaro (VV)

Caratteristica essenziale di Acquaro è la sua posizione, arroccato dentro una valle tra la collina di Malamotta con il suo pino secolare e le sue leggende sui briganti, tagliato dal suo bel fiume Amello, primaria e storica fonte di vita per Acquaro. Il nome del paese è dovuto molto probabilmente alla vicinanza dell'acqua; infatti la parte più antica del centro, era denominata Poteja, nome di derivazione greca, che significa luogo dove scorre l'acqua. Successivamente i Romani sostituirono il nome greco con Aquarium, cioè zona con abbondante acqua; con il passare del tempo, venne in ultimo denominato Acquaro. Sorto come casale di Arena, ne seguì le vicende fin dal periodo normanno, quando venne infeudato alla famiglia Conclubert che lo tenne fino al 1678. Passò quindi, per successione femminile, agli Acquaviva d'Aragona e dal 1694 appartenne ai Caracciolo di Gioiosa.
I terremoti del 1659 e del 1783 distrussero quasi interamente l'abitato. Tenacemente borbonico al tempo della Repubblica Partenopea, fu incluso nel cantone di Seminara. Con l'ordinamento disposto dai Francesi nel 1806 venne compreso nel cosiddetto governo di Soriano. La legge del 1811 ne faceva un Comune comprendente i villaggi di Limpidi e Semiatori. I villaggi di Semiatori, Bracciara, Potami, Pronia, a causa di frequenti terremoti e del fenomeno del briganatggio, cominciarono ad essere abbandonati dagli abitanti, dei quali una parte si stabilì in Acquaro. La successiva legge Borbonica del 1816 ribadiva quella precedente.
Gravi danni subì a seguito dell'alluvione del 1885 e del terremoto del 1905. Nel 1928 gli veniva aggregato il Comune di Dasà, che l'anno successivo ritornava autonomo. Nel 1929 fu costituito Comune autonomo. Il paese, dalle caratteristiche viuzze, conserva tracce del vecchio abitato.

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