Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











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martedì 4 ottobre 2011

Storie del conte di Melissa



Melissa vanta un’origine millenaria: pare sia stata fondata dagli equipaggi delle navi micenee che approdarono nel territorio circa 3400 anni fa. E Melissa era anche il nome di una sacerdotessa di Delfi e di alcune figlie di Melisseo. Secondo altri il nome deriva dal greco “Melissa”: ape o miele, come testimoniano le api del suo stemma; secondo altri, ancora, sulla fama di cui godeva la maga Melissa. Gli abitanti tramandano la leggenda dello “ius primae noctis”, che il conte Campitelli esercitava sui sudditi: dopo ogni matrimonio rapiva la sposa e se la portava nel castello attraverso le gallerie che collegavano la chiesa di S. Giacomo (XVI secolo). La leggenda racconta che nel 1633 il conte Francesco Pignatelli fu ucciso da un giovane sposo e dai fratelli della sposa. Nella storia moderna, Melissa è legata alle lotte per la terra del 1946-1949 dopo che sul fondo Fragalà rimasero trucidati dalla polizia tre contadini.
Il Castello di Melissa con le sue tre torri circolari rappresentò per secoli il potere feudale. Inoltre intorno al 1615 il feudo si arricchì di un mastio esagonale detto “Torrazzo” (così viene chiamato ciò che resta della superba rocca). La costruzione poggia le sue fondamenta su una piccola altura rocciosa a breve distanza da Torre Melissa. Oggi il torrione, è aperto al pubblico ed ospita un piccolo museo di storia contadina.

L’aria che respiriamo è quella di un tipico borgo feudale, man mano che proseguiamo fino alla parte più alta dell’abitato per visitare i resti del castello appartenuto al Conte Francesco Campitelli nel XVII sec.
“A Mélissa si incontra poca gente”, è così che ci accoglie un simpatico vecchietto che facendo capolino dall’uscio della sua dimora attira la nostra attenzione, e con una voce flebile, segnata dagli anni: “Avete visto il Castello!?” – continua - “la conoscete la storia del conte di Melissa?”. Invitati a sederci, siamo rimasti volentieri ad ascoltarlo, consapevoli dell’opportunità di rievocare i fatti e le leggende del luogo attraverso i ricordi di un melissese. “Il Conte” - prosegue con calma - “era un uomo prepotente, sanguinario ed efferato, che aveva ripristinato lo ius primae noctis, tributo particolare che obbligava tutte le novelle spose del paese a consumare le prime notti di nozze nel suo regale letto. Irrompendo nella chiesa di S. Giacomo, sulla quale la famiglia Campitelli deteneva il patronato, alla fine di ogni celebrazione di matrimonio, rapiva la sposa ed attraversando passaggi sotterranei, collegati direttamente alla sua dimora, giungeva al castello, dove soddisfaceva le sue lussuriose voglie, strappando a delle giovani fanciulle quell’innocenza che riservavano per il loro amato. In seguito le ragazze venivano rimandate ai loro mariti con un carico di viveri. Ma arrivò il giorno in cui un giovane innamorato di una fanciulla di Melissa, non volendo cedere a tale sopruso, in accordo con alcuni amici, tese un agguato al Conte. Nascoste le roncole sotto i mantelli, penetrarono nel castello e lo uccisero. Il popolo aiutò a fuggire il coraggioso che aveva eliminato il feudatario e le sue prepotenze”.
Secondo un'altra leggenda la fanciulla era una giovane donna di cognome Raffa nativa di Cirò, che andava sposa ad un melissese. Al tentativo del Conte di rapire la sposa, attraverso la scaletta segreta che immetteva nella Chiesa di San Giacomo a Melissa, pose fine il fratello di lei, il quale lo accoltellò alle spalle. Invano i ferocissimi mastini addestrati, rotte le corde alle quali erano stati legati, al suo fischio, cercarono di salvarlo. Gettatisi dall'alto del Castello, perirono ai piedi di esso.
Del Campitelli oggi rimane un busto marmoreo nella chiesa di S. Giacomo che raffigura il Conte adagiato su una tavola di marmo, purtroppo ridotto in pezzi e divenuto per questo nella fantasia popolare “osceno”.
“Ma… Melissa non è anche il nome di una maga che abitava questi luoghi?” – accenna qualcuno del gruppo. “Melissa è il paese delle streghe” – riprende con una certa enfasi il nostro venerando amico – “si dice che le streghe fossero giunte qui dalla città di Benevento, un tempo chiamata Malevento, proprio perché abitata da queste creature. Perseguitate dall’inquisizione vennero a rifugiarsi nelle grotte di Melissa, confondendosi nel tempo con la popolazione locale. Figuratevi che fin’anche queste, per quanto malvagie, finirono con lo scontrarsi con il Conte repressore”. Magia dunque, di tradizione contadina e mediterranea, sentita come parte del mondo popolare ed in ogni caso accettata se addirittura sullo stemma comunale appare rappresentata una figura magica, ninfa o maga.

(Fonte: http://www.comune.melissa.kr.it/)

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