Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











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martedì 15 novembre 2011

La via IV Novembre

Via IV Novembre intravista dalla piazza
Non poteva mancare un ricordo di via IV Novembre. Per chi non lo sapesse, è quella via in discesa, dietro la chiesa matrice, che porta in piazza. Non vi ho abitato tanto, ma per molti anni l'ho anche percorsa, più volte al giorno, per andare dai miei nonni. Purtroppo non ho neanche avuto il tempo per affezionarmici. I motivi credo siano tanti. Intanto, i luoghi dove si cresce da bambini, rimangono sempre più impressi degli altri e poi, forse, vi sono arrivata in un'età in cui non pensi più a certe cose perché ne hai altre per la testa, magari proiettate al futuro... Inutile dire che i vicini erano persone meravigliose e non è una frase fatta o di circostanza, ma quello che penso. Comunque, non starò a ricordare questo o quello perché tutti sappiamo com'è la vita dalle nostre parti. Ci conosciamo un po' tutti, sappiamo di tutti, ma sappiamo anche rispettarci ed aiutarci, se necessario. Ricordo che mia madre legò subito con le nuove vicine ed ogni occasione era buona per chiacchierare comodamente sedute o affacciate. Io, abituata al chiuso della vecchia via, mi sentivo spaesata anche perché era una via molto trafficata e quindi abbastanza rumorosa.

Malamotta e i suoi orti alle pendici
 Più d'ogni altra cosa, amavo la vista che mi regalava il mio balcone: davanti, Malamotta imponente e maestosa con alle pendici il Cannale, alla destra uno scorcio di Salandria e alla sinistra scorgevo i tetti del corso verso il Calvario e i rigogliosi uliveti vicino al campo sportivo. Era lì che mi piaceva stare.
 Su quei quadri in movimento vedevo il susseguirsi delle stagioni nella natura con la quale in quel periodo avevo un rapporto di odio-amore. L'estate era la stagione più "chiacchierona" in tutti i sensi... La mattina presto s'udivano donne e uomini "Nell'orto della Chiesa" a lavorare per la semina dei fagioli... Sembrerà curioso, ma di questi semi seguivo tutto il loro ciclo...ricordo la terra zappata di fresco che custodiva i preziosi tesori, lo spuntare delle tenere pianticelle sempre assetate e vogliose di tendersi verso l'alto; l'opera "dell'impalatura" quando vi mettevano dei grossi pali o delle semplici canne, a seconda della qualità, per far arrampicare senza problemi le piante generose che si riempivano presto di prezioso frutto.
Crescevano e si riempivano e senza rendermene conto, io seguivo la vita da semi piantati a nuovi semi raccolti... Di Salandria scorgevo i fitti boschi e castagneti (penso) e lì, il periodo più bello era l'autunno con la sua tavolozza di colori sgargianti e spenti al tempo stesso perché annunciavano la fine di un ciclo vitale... E le rare nevicate facevano diventare tutto magico e tutto sembrava immoto e immacolato. La primavera, poi, era così dolce su Malamotta... Il verde era più intenso e qua e là, i peschi disegnavano pon-pon soffici e vaporosi, visti da lontano.


Salandria
  Certi giorni, tutto sembrava surreale, un mondo a sé, particolare e meraviglioso...naturalmente, so bene che erano le mie emozioni o i miei stati d'animo del momento a vedere il tutto con occhi diversi... Un altro scorcio che si vedeva era la piazza. Poco, ma abbastanza. Ricordo mio nonno seduto sui gradini del municipio con l'inseparabile sigaretta accesa...
Ogni tanto controllavo... La cosa più bella era però il cielo. Nella terra vi metteva mano l'uomo, lassù era tutto naturale e soprannaturale.
Amavo tanto l'azzurro, ma anche quando annunciava un temporale, il cielo sapeva regalare uno spettacolo meraviglioso ed unico. Si vedevano i fulmini squarciare l'aria con ricami strani che inquietavano ma non mettevano paura...sarei rimasta ore ad osservare...
 E i tramonti verso l'orizzonte infinito... A sottofondo di tutto, l'incessante borbottio del fiume che nelle notti di pioggia si che si faceva sentire! Ricordi strani, penserà qualcuno, inutili, sciocchi...lo penso anch'io, ma sono i miei ricordi in mezzo a tanti altri. Tutti abbiamo di Acquaro, ma soprattutto del nostro "vivere Acquaro", tanti ricordi magari seppelliti ed inutili, ma, da qualche tempo, penso, che se dopo anni riaffiorano ancora, un motivo ci sarà.
 Lo stesso con le persone che magari abbiamo incrociato solo per un attimo nella nostra vita...un sorriso, un saluto, una chiacchierata...inevitabilmente, ci sono, sono entrati nella nostra vita e col tempo diventano ricordi. Una via, quindi, anche se ci hai abitato per poco, rimarrà sempre nei ricordi in un modo o in un altro, l'importante è non dimenticare.


Anna Maria Chiapparo   anche su

http://www.acquaro.net/index.php?option=com_content&view=article&id=141&Itemid=262

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