Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











Clikka sulla mia pagina FB

mercoledì 9 novembre 2011

Ricordo il volo di un aquilone

Rivado indietro nel tempo quando il cielo delle mie primavere era sempre azzurro e l’aria  frizzantina ci stuzzicava con  la smania di uscire, di correre all’aperto per i vicoli del quartiere sempre affollato.
Corse e nascondini fino a sera quando l’aria diventava dolce all’improvviso e ci faceva crollare di stanchezza.La mattina, poi, a scuola, non era mai un peso. Anche lì era bello stare e non ci si annoiava mai col nostro maestro.Sapeva come prenderci e nelle belle giornate di primavera non mancava mai una  passeggiata al campo sportivo.Non distava molto dalla scuola. Pochi metri e c’eravamo già, ma per noi era pur sempre una passeggiata. Il campo non era altro che una  distesa di terra battuta con qualche ciuffo d’erba qua e là e molte buche ai lati dove spesso
ristagnava l’acqua piovana, ma per noi bimbi era un posto splendido dove far volare le nostre fantasie.
Quante corse intorno a quelle  porte sfondate! Il maestro tornava bambino insieme a noi e non sembrava mai stanco quando inventava giochi e formava le squadre per la partita di “palla prigioniera”.
Quando s’alzava un pò di vento ecco allora la magia più bella: portava con sè l’aquilone che aveva costruito con pazienza e si divertiva con noi a farlo volteggiare sapiente.  Le lunghe code colorate sventolavano birichine e curiose per poi diventare fiere e tirate, su, a sfidare il vento come a dirgli che, anche se  di semplice e fragile carta velina, non avevano paura di nulla!
Quant’allegria c’era in noi in quei momenti. Non guardava mai l’orologio, anche perchè allora non dovevamo temere il cambio dell’ora di lezione. Capitava spesso che passassimo intere giornate lì all’aria aperta.
A sentire i miei figli, oggi, rimpiango che non possano avere la scuola di allora. Soprattutto quando la piccola, che va a scuola media, mi dice che ha passato tutte le ore seduta perchè la classe  in punizione  per una qualsiasi banalità, non  si può alzare nemmeno a ricreazione…
Cosa ricorderanno della scuola se già la odiano e ci vanno malvolentieri? Tutto è pesante e noioso, mi dicono.
Io ci credo, ma non dico nulla. Sospiro tra me col rimpianto del passato, e col pensiero che i ragazzi d’oggi, troppo impegnati, siano pieni di nozioni che li lasceranno vuoti dentro…e forse non vedranno mai volare in cielo un aquilone, guidato dalle mani di un maestro.

Porteranno dentro il loro bagaglio, tanti ricordi, foto scattate col telefonino, gli sms, le mail fantasiose degli amici, i messaggi subliminali di facebook coi suoi gironi infernali, i link stupidi...
Cresceranno in fretta senza che ce n'accorgiamo, ma dentro, la viva sensazione che qualcosa manchi o si sia perduto per sempre.


Anna Maria Chiapparo (2011

2 commenti:

  1. Sono entrato nel tuo sito perchè speravo di trovare qualcosa in più sugli aquiloni.
    Leggendo tra i tuoi ricordi ho ritrovato le immagini di quando ero ragazzo, spensierato, sempre alla ricerca dei tuoi stessi giochi e interessi.
    Per costruire gli aquiloni bisognava avere molto ingegno; mio padre ha scritto una poesia raccontando nei dettagli ogni passo, ma soprattutto ha scritto: "E noi ragazzi, non potendo volare con l'aquilone... gli affidavamo i nostri pensieri, e li facevamo volare con esso. Quando era alto, tagliavamo dischi di carta, vi scrivevamo messaggi, vi facevamo un buco al centro, li infilavamo nel filo, ed essi partivano per il cielo, per giungere all'aquilone".
    La ritengo un'immagine meravigliosa, pensare a quei ragazzi che usavano l'aquilone per esprimere i loro desideri e farli volare in cielo perchè potessero avverarsi è fantastico.

    RispondiElimina
  2. Scusami tanto, ma il tuo commento mi è proprio sfuggito...
    Grazie per esserti soffermato qui tra i miei ricordi...anche i tuoi non sono da meno.

    RispondiElimina

Se ti va lasciami un saluto. Mi farà piacere sapere che sei passato di qua e ti sei soffermato. Grazie