Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











Clikka sulla mia pagina FB

domenica 13 novembre 2011

Un matrimonio d'altri tempi

Mi rivedo bambina nel cucinino della nonna tutto ingombro di pentole, piatti, bottiglie, bicchieri, posate.
Il grande camino, sproporzionato alla stanza, acceso con su un pentolone d'acqua bollente. Nell'aria un profumo dolciastro di fiori e cannella.
La nonna preparava il liquore in casa per il matrimonio della zia di lì a pochi giorni.


liquore Strega
 All'epoca, negli anni  cinquanta, settanta, i matrimoni, chi non aveva la possibilità di andare in trattoria o ristoranti, li festeggiava  in casa e visto che  non esistevano ancora i piatti di plastica, era un gran trambusto preparare tutto. Ci si adoperava giorni prima prendendo in prestito sedie e tavole da vicini e parenti, ma anche pentolame, posate, piatti e bicchieri che sarebbero serviti per il ricevimento dopo la cerimonia in chiesa. Anche se gli invitati non erano tanti, spesso i parenti più stretti e qualche amico di famiglia, c'era sempre bisogno di tante cose per non sfigurare davanti ai consuoceri (suppessari). Era, infatti la madre della sposa che di solito doveva occuparsi  del ricevimento e guai ad essere bersaglio  di critiche. I consuoceri contribuivano per la metà della spesa e si faceva in modo d'accordarsi sempre, per il bene degli sposi.
Tra la gente comune non esistevano le partecipazioni. Erano i genitori, che andavano in visita a parenti ed amici portando loro la bella notizia dello sposalizio, invitandoli alle  nozze. I bambini erano sempre i più felici in caso di feste perchè si mangiava meglio e tanto e si potevano fare scorpacciate di confetti e dolci. I grandi un pò meno perchè dovevano preparare un adeguato regalo alla nuova coppia, che di solito era una busta con dei soldi, ma si faceva con piacere essendo spesso dei parenti stretti. Il regalo, d'altronde veniva sempre ben ricambiato gli uni gli altri.
Anche il vestito della sposa spesso veniva preso in prestito da cugine, zie, o ad averlo, si sistemava quello delle madri che lo passavano alle figlie.
Come dicevo, qualche giorno prima del giorno del matrimonio di mia zia, mi par di rivedere e di sentire ancora i profumi del tempo...

dolci tipici per matrimoni
Mia nonna, donna energica, sapeva che tra non molto la sua casetta sarebbe stata invasa da un pulman di pugliesi e non voleva certo fare brutta figura. Mio zio, infatti era pugliese e quindi  spettava a noi accogliere bene tutta la ciurma visto che era usanza sposarsi nella parrocchia della sposa. Ricordo bene che mia nonna non sfigurò affatto. Mi pare ancora di rivederla ad impastare le polpette, a fare i maccheroni, il liquore, i dolci (nacatuli), a dare ordini per preparare il tutto alla perfezione.
nacatuli

Ricordo ceste piene di bicchieri e piatti lavati ed asciugati su un tavolino accanto alla cucina. Enormi ciotole (limbe) colme di polpette e cotolette e stesi ad asciugare su crivelli (crivi) e"carijjuatti" tantissimi maccheroni. In vassoi di tutte le fogge, perchè prestati da più persone, dolci freschi, presi in pasticceria e tantissimi minuscoli bicchierini da liquore per il rosolio. Questi venivano offerti agli invitati prima di andare in chiesa e alla fine del pranzo. Non c'era l'usanza della bomboniera e agli invitati si regalava un fagottino di dolci da portare a casa.
maccheroni (maccarruna)

 Prima di andare in chiesa, si lasciava sul fuoco la pentola con l'acqua. Al ritorno sarebbe stata pronta per tuffarci i maccheroni o le tagliatelle fatte anch'esse in casa.

Quando era l'ora della cerimonia, il corteo con la sposa si muoveva a piedi fino alla chiesa e tutti i passanti si fermavano ad osservare curiosi. In men che non si dica, tutto il paese sapeva chi si sposava quel giorno.

Il matrimonio vero e proprio, in chiesa, era abbastanza veloce e sobrio e all'uscita i genitori lanciavano a tutti confetti in segno d'augurio. Più in là entrò l'usanza di lanciare insieme anche monetine in segno augurale. Era una gioia per i bambini raccogliere un bel malloppo da portare a casa e non ci si curava  se cadevano a terra. I confetti erano sempre confetti!
Ritornati a casa, mentre la nonna cucinava i maccheroni e riscaldava il sugo, altri parenti servivano gli antipasti tipici: formaggi, salumi, olive e pane di casa preparato il giorno prima. Sulla tavola imbandita, coperta con fresche tovaglie di lino ricamate, fiaschi di vino buono e qualche ancor rara  aranciata o birra nelle bottiglie ancora di vetro a rendere...Tutto era perfetto e gradevole. I piatti e i bicchieri giravano veloci tra chiacchiere e discorsi spensierati. Noi bambini in ad un tavolo apposta. Ecco, questi sono i miei ricordi di bambina. Ricordi di giorni spensierati e felici perchè le feste  di matrimonio erano sempre novità felici  per noi. Per i grandi, erano invece giorni frenetici,ma soprattutto pieni di speranze per la nuova coppia, per la nuova famiglia appena nata. Poi se erano costretti a fare le valige e prendere un treno che li avrebbe portati lontani a cercare fortuna, lontani da tutti gli affetti più cari...beh, questa è un'altra storia.

Anna Maria Chiapparo (2011)

(Tutti i diritti riservati)

Nessun commento:

Posta un commento

Se ti va lasciami un saluto. Mi farà piacere sapere che sei passato di qua e ti sei soffermato. Grazie