Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











Clikka sulla mia pagina FB

sabato 9 novembre 2013

La tristezza di Novembre



(foto dal web) Acquaro VV : il Calvario
Nonostante le belle giornate di sole, novembre, inevitabilmente mette un po’ di tristezza. Tristezza per l’inverno che verrà, tristezza per le ricorrenze che ci ricordano i nostri cari defunti. Tristezza sopita che si porta con se un altro anno ormai quasi archiviato.
I miei ricordi sanno di cera che sfrigola negli innumerevoli lumini rossi che accerchiavano la cancellata del nostro Calvario. Li ricordo nel disordine eccessivo del camposanto. Erano tanti. Grandi, piccoli, accesi, spenti dal vento, con la plastica rossa, squagliata da fiammelle più vivaci.  Sembravano buttati qua e là senza criterio, ma ognuno ardeva vicino ad un caro estinto. Ogni fiammella un ricordo, ogni fiore un pensiero.
Ricordo il via vai su per la salita dopo il Calvario, ognuno con un mazzo di crisantemi spesso raccolti negli orti padronali.  Le margherite col loro profumo inconfondibile, ancora semichiuse, le “creste di gallo” col loro caratteristico colore bordeaux,  sempre ricercate perché duravano a lungo nei vasi, anche senz’acqua.
Anch’io coltivavo i miei crisantemi in campagna e curavo quelli di mia nonna nel balcone . Ogni anno facevamo nuove piante dalle talee di quelli appena recisi.
I balconi abbondavano. Che tristezza un balcone vuoto, senza vita. In paese ho visto chiudersi molti usci a poco, a poco. I balconi sgretolarsi lentamente , le inferriate arrugginirsi nelle intemperie. Finestre sbarrate che celano antichi ricordi, memorie  custodite in foto ingiallite dimenticate in qualche cassetto. Case nell’oblio abitate da fantasmi forse mai sopiti. Passano gli anni e nulla ritorna. Si perdono inevitabili anche le memorie di un tempo che fu. I ricordi sbiadiscono come carte lasciate al sole.
Ogni tanto sfrigolano come fiammelle di un lumino spuntato per caso. Durano pochi attimi e si spengono. Il tempo sembra un vecchio teatro impolverato con vecchi fantocci accasciati, senza vita. Eppure, la vita rincorre e rinchiude nuovi cicli come i fiori nati da nuove talee. Nascono, crescono, appassiscono, ma si rigenerano appena qualcuno crede che in quel piccolo pezzo di legno, scorra ancora linfa vitale. Nuova vita.
Novembre sembra racchiudere tutto ciò che è ricordo ed è ciclico. Finisce un tempo e se ne apre un altro. Le vigne riposano e gli ulivi cominciano a dare frutto. Gli uomini sperano in buoni raccolti. Cosi, dalle foto serie e sorridenti delle lapidi, i nostri cari sembrano vegliare sui nostri passi, sui nostri  progetti futuri,  e del passato non rimane che il ricordo.

Non ricordo profumi particolari di novembre.  Ricordo i primi freddi, il vento che cominciava a scuotere le prime olive mature. Un vago aleggiare del fumo della prima sansa bruciata nei frantoi o il fumo acre dei primi caminetti accesi.  Ricordo i ciclamini che facevano capolino le foglie di castagno ingiallite. Qualche riccio aperto, inerme  nel dare i suoi frutti.
 La vista di qualche fungo appena spuntato dalle generose  piogge … eppure , non ricordo profumi.

Sinfonie di Ottobre

foto dal web
Eccolo qui ottobre. Dolcemente silenzioso, è arrivato anche quest'anno. Non s'ode garrito di rondine, ne canto di cuculo che fino all'altro giorno volteggiava intorno all'antenna e cantava la sua canzone al vento.
Anche le nubi sembrano stanche e vanno dolcemente vaganti per un azzurro turchino che sa di mare.
L'orizzonte segna la sua linea infinita, laggiù dove riesco ad intravedere le onde che s'accavallano
spumose sulla spiaggia.
Poco lontano ciminiere fumanti che ammorbano l'aria e cancellano la poesia intorno. Paesaggio sbiadito, dai colori sgargianti, ma informi.
La mente scavalca le onde, volteggia oltre le ciminiere annerite, trapassa l'orizzonte e s'immerge nei
ricordi di una diversa dolcezza cullata dal tempo. Sparisce l'azzurro del mare ed invade, ed abbaglia di sinfonie in rosso, rame, marrone, giallo...
Ho negli occhi l'erta che porta a Serra San Bruno.
Subito dopo Arena, s'apriva, in questo periodo, uno scenario stupendo di tavolozze di colori impazziti.
Come se un artista pazzo si fosse divertito a mischiare tutti i colori caldi tra loro e a spruzzarli tra i rami degli alberi dei boschi.
A terra, tappeti infiniti degli stessi colori, facevano quasi male alla vista nel riverbero del sole.
In paese tutto sembrava uguale, stantio.
Sembrava...
Malamotta coi suoi cespugli di ginestre ed eriche sfiorite. Qualche pesco ormai spoglio e i fichi dalle
foglie accartocciate, pronte a cadere giù da un momento all'altro.
Il verde degli ulivi svettava sovrano. Qua e là un riflesso d'argento.
Solo verso Salandria s'intravedeva qualche sprazzo di colore giallo- ramato. I castagni carichi erano
pronti al riposo e lasciavano stancamente le vecchie foglie alla madre terra che aspettava il suo
nutrimento annuale.
L'aria addolcita, sapeva di miele selvatico.
L'uva meravigliosamente zuccherina, aspettava paziente sui filari le ultime vendemmie. I filari, ordinati come soldatini, tristemente s'accasciavano in attesa dei nuovi virgulti, ma quasi consapevoli di aver fatto tanto. I generosi raccolti, frutto di sudore antico, non deludevano quasi mai.
Dai palmenti nascosti nei bassi bui e nei moderni garage, si sprigionava un piacevole fermento, fatto di allegria, di risate, di racconti.
Il cigolio delle moderne sgrappatrici, sicuramente più pratiche e veloci, non avevano la stessa magia
dell'uva pestata coi piedi di una volta, ma la vendemmia ha sempre in se qualcosa di misteriosamente
magico.
Il ticchettio regolare del torchio che regala il prezioso nettare, si sentiva per giorni e giorni nelle vie, ma non dava fastidio. L'aria satura di profumi sembrava addolcire tutto e tutti. Per questo, mi piace pensare che la vendemmia sia qualcosa di magico...
I miei ricordi sanno di mele e finocchi selvatici, di mosto cotto e dell'acre odore delle vinacce spremute che ubriacava stando al chiuso, ma soprattutto, ho ricordi di amicizia, di rispetto tra noi, di aiuto vicendevole.
C'era una certa forma di stima non svelata, ma sicuramente sentita.
Ottobre non mette tristezza. Magari da un senso nostalgico alle cose. Un pizzico di malinconia in più, ma è un mese riflessivo.
Ti porta a ritrovarti, a riscoprirti, a rafforzarti per riuscire in seguito a porti meglio agli altri. In un certo senso è un ponte tra il vecchio e il nuovo.
Ogni sera verso il tramonto, da anni, ascolto silenziosa le sue sinfonie e ne faccio tesoro.
Come la terra aspetta le foglie che danno nutrimento, io m'incanto ad ascoltarlo, a sentirlo vibrare nel suo vento curioso e mai invadente. Mi nutre con la sua dolcezza e sento in quei momenti solo miei, che nulla accade mai per caso. Anche i ricordi aiutano a riflettere e a crescere.
Tutto ha un fine preciso e sta a noi coglierne i significati reconditi. Sta a noi capire e decidere se crescere e diventare fertili come la madre terra o restare sterili zolle bruciate dal sole estivo.
 

sabato 7 settembre 2013

Ricordi di settembre

Dolce l'aria di settembre. L'ho sempre amata. Le giornate più corte, la frescura della sera e certi giorni, il cielo sembra quasi trasparente, diafano. Le nuvole, zucchero filato che si rincorrono gioiose.
Finite le feste si pensa al lungo inverno che verrà come le formichine laboriose che hanno lavorato pe
tutta l'estate. La salsa, le botti da preparare ad accogliere il mosto, le reti da gettare sotto i maestosi ulivi.
Tutto sembra rallentare, ma il tempo corre veloce e profumi ben noti, come sempre, saturano l'aria di
nostalgia.
La malinconia stende il suo velo su tutto come una pioggerella noiosa che stuzzica l'anima. E si notano i primi cambiamenti su Salandria che sprizza colore. Le foglie stanche che cominciano a morire, felici di lasciare posto a nuove gemme. I ricci ormai pieni di frutti maturi che lasciano presagire padellate di caldarroste profumate.
Rivedo mia madre intenta a sgusciare i fagioli ormai secchi, a preparare conserve di peperoni e di pesche del nostro orto. Ad intrecciare gli ultimi peperoncini... Mio padre che sbuccia fichi d'India colorati, pieni di spine. Le sue mani grosse e callose che non conoscono guanti ...
Ogni mese ha il suo daffare, le sue usanze e i suoi ricordi.
È il mese della nostalgia, settembre e ti accorgi in quelle giornate un po' mogie e grigie che l'estate se ne va col suo strascico dorato a rallegrare altri luoghi della sua presenza.
Dolce settembre, come un tralcio di uva matura che lascia in bocca il sapore di un mondo perduto, mai vissuto, mai trovato, perché forse mai cercato.
Malinconico settembre che sgusci tra le dita come sabbia di mare.
Una campanella che suona, il vociare dei bimbi coi grembiulini stirati e il fiocco rosso ben teso a tener stretto il colletto inamidato. Il bianco del gesso che sporca le mani e stride sulla lavagna nuova. L'appello nella classe imbiancata di fresco e le corse felici all'uscita di scuola. Il profumo del pane buono con mortadella, poi via nei pomeriggi ancora caldi a cercare le amiche a cui raccontare le cose di scuola come se loro non le avessero vissute.
Giochi sbiaditi dal tempo, nascondini stanchi, senza voglia di correre ed affannarsi a cercare rifugio.
Consapevoli che la sera scenderà presto e s'accenderanno i fiochi lampioni.
I rintocchi del vespro che percorrono l'aria ed arrivano in ogni dove a ricordare che un altro giorno è
ormai passato e ringraziare il Signore con una Ave Maria silenziosa, chiusa nel cuore.
Gli uomini fiacchi che ritornano a casa dalla chiacchierata in piazza e le madri affaccendate a cucinare.
Tutti intorno alla tavola apparecchiata... È ormai giunta la sera.
 
 
 
 
 
(Anna M. Chiapparo            settembre  2013 Tutti i diritti riservati)
Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)
 
 

 
 
 
 

lunedì 2 settembre 2013

Riconoscimento

Buongiorno a tutti!!!
Oggi nella casella di posta ho trovato una bella sorpresa che voglio condividere con  voi. Un altro riconoscimento, ma questo sempre grazie a voi che votate il mio blog. GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!!


 

martedì 20 agosto 2013

Nei ricordi, aria di festa


http://www.comune.acquaro.vv.it/
Foto presa dal sito del comune di Acquaro VV
 
Ho letto da qualche parte che il verbo ricordare, deriva dal latino re-cordis, cioè ripassare dalle parti del cuore.

I ricordi sono infiniti. Basti pensare che ogni attimo della nostra vita, diventerà ricordo. Molti andranno inevitabilmente persi, molti altri rimarranno come custodi di un tempo che fu e diventeranno emozioni dolcissime, nostalgiche o dolorose.

La cosa fantastica dei ricordi è che sono personali, unici.
Potremo vivere insieme le stesse emozioni, le stesse situazioni, ma nel tempo, i ricordi si frantumeranno in pezzetti così piccoli da diventare un tutt'uno con noi. Anche se vivremo le stesse cose, per nessuno saranno mai uguali agli altri.
Hanno un grosso difetto, però! Causano nostalgia! Una nostalgia che stuzzica l'anima soprattutto in questi periodi di feste paesane. Piccoli tarli che riaffiorano nella mente di chi è lontano per poterle vivere...

L'aria di festa si sentiva subito, già ai primi giorni d'agosto. Era il mese di svago per eccellenza ed anche se spesso, non si facesse granchè o quasi nulla di divertente, agosto, era pur sempre agosto fin verso metà mese. Dopo, i giorni diventavano nostalgici e malinconici.
Le strade brulicavano di auto dalle targhe forestiere e si sentivano spesso accenti del nord. Per noi ragazzi paesani era sempre una conquista fare amicizia con coetanei che vivevano in belle città o addirittura all'estero. Non di rado, molte amicizie durano ancora nel tempo. Tutto, tra noi sembrava diverso. Oltre l'accento, lo era sicuramente il modo di vestire, di vedere e pensare le cose che magari per noi erano fondamentali. E poi erano sempre più abbronzati di noi che vivevamo sempre all'aria aperta! In pochi giorni di mare sembravano voler catturare tutto il sole della nostra terra e portarselo via impresso sulla pelle!
Quando arrivavano i camion con gli "archi" (luminarie), e nelle strade principali cominciavano a fiorire improbabili fiori giganteschi, fontane zampillanti ed il bellissimo palco, ogni anno più affascinate e romantico, l'aria di festa era proprio al massimo e spostandoti di paese in paese, ovunque era così. Era festa dappertutto! Inevitabile perciò sentire l'aria di festa che saturava i giorni e faceva star bene tutti.
Anche chi non aspettava il ritorno di figli e nipoti lontani, godeva di attimi gioiosi anche col solo pensiero a Maria Santissima e a San Rocco. Anche se siamo spesso tacciati di idolatria, penso che la devozione ai nostri santi protettori, sia diffusa ovunque e nonostante le immancabili polemiche, la religione paesana ha pur sempre un certo non so che, che affascina. Certo oggi i tempi sono cambiati e man, mano che le vecchie generazioni vanno via, via scomparendo, molte tradizioni vanno perdendosi, ma penso che "u vutu a Santu Ruaccu e a Madonna" non passeranno facilmente di moda. Non è l'attaccamento a questa o quella statua raffigurante un santo. E' molto di più sperare ed avere fides nell'alto...
Uno dei miei ricordi più piacevoli era "u catafarcu". I fuochi e la banda non li ho mai amati tanto, ma
tutto l'insieme: la processione festosa, l'aria fresca della sera, la magia delle luminarie nel corso, restano un bel ricordo. Oggi, a distanza di anni mi sembra di sentire ancora le voci e vedere le facce delle signore che cantavano le litanie... Considero quello il momento più bello del "Catafarcu" , ma anche di tutta la festa ed anche se sono anni che non vi partecipo, in quelle sere del 14 agosto e nella seguente della vigilia di San Rocco, mi sembra di essere là grazie ai miei ricordi.

Era magica quell'aria di festa perché si voleva renderla tale a tutti i costi. Dopo un lungo e rigido inverno, una stancante primavera, la voglia di dedicarsi un po' a se stessi, è enorme ed anche se sarà tutto effimero, riempie e placa. Sostiene durante i lunghi viaggi degli emigranti. Colma i vuoti delle case che torneranno chiuse per lunghi mesi. Semplicemente aria che dà respiro e riempie a pieni polmoni la speranza di un futuro migliore. L'attesa di qualcosa di bello che deve ancora venire.
Ognuno di noi serba nel cuore molti ricordi personali che guizzano fuori all'improvviso, quando meno te l'aspetti. Sfarfallano liberi in cerca d'appiglio o pronti per librarsi in volo. Il mio modo di catturarli è trascrivendoli nei miei pezzi. Sarò noiosa, ripetitiva, petulante, ma sono io. Sono semplicemente io che da
sempre mi limito a sognare come quando osservavo le nuvole dal mio balcone.


Anna M. Chiapparo  agosto 2013 (Tutti i diritti riservati)
Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)
 
 

 

lunedì 5 agosto 2013

Ricordi d'agosto

(S. Rocco 2009 - Acquaro VV) Foto di Mancarella Veronica
 
 
Che dire dell'Agosto acquarese? Le solite cose, il ritorno degli emigranti, l'afa in certi giorni
asfissiante, il vociare ininterrotto per le vie, di bambini, comari, ambulanti... I vestiti nuovi
acquistati apposta per le feste paesane. Aria di festa, di spensieratezza, di allegria, di musica,
voglia di mare lontano... Agosto era un po' magico per tutti, ma come si dice? Prima il dovere,
poi il piacere. Chi come noi aveva un pezzetto di campagna era obbligato a passarvi molto
tempo e spendere molta fatica per farlo fruttare. La natura era sempre generosa però, per noi e
i vicini. Gli orti erano sempre rigogliosi e colmi di ogni ben di Dio tanto che molto si regalava
o si conservava per l'inverno. Agosto aveva il profumo dei peperoncini rossi "arrestati" cioè
infilzati a ghirlanda da offrire al caldo sole dei nostri balconi, delle melanzane e peperoni
conservati sott'olio, dei fichi e dei pomodori messi a seccare sui "carijjuatti", dei primi fuochi agli angoli
delle vie coi calderoni pieni di bottiglie di salsa fresca. Non di rado, da un vicolo all'altro, improvviso,
arrivava nell'aria profumo di peperoni arrostiti nelle braci ardenti, di pomodori cotti e stracotti per paura
di farli inacidire o guastare nei lunghi inverni seguenti. Doveva durare per un anno ed anche più, la
conserva di pomodoro, e perciò abbisognava di molta cura nella preparazione. L'aria stessa sembrava
diversa, sognante, felice. Era quell'aria di attesa nel ritorno di un figlio lontano, di nipotini che non si
rivedevano da un anno. Aria di qualcosa di nuovo, per noi ragazzi che aspettavamo le serate di festa. Le
sere diverse dal solito, dove si poteva fare tardi, incontrare gente forestiera, amici lontani che ritornavano
in vacanza, parenti da riabbracciare con la curiosità che altrove c'era molto di più e più bello di quello che
ci circondava, senza sapere ancora, che non era così e mentre noi volevamo essere nei panni degli
emigranti, loro volevano, nella maggior parte dei casi, essere nei nostri... Le stranezze della vita che ti
illude coi suoi sogni rosati e poi ti rituffa in un mare immoto o monotono di nostalgia. Già, la nostalgia
che stuzzicava nelle serate della festa di San Rocco. La consapevolezza che dopo quel tempo il paese si
sarebbe pian, piano svuotato o lo era già un bel po'...la malinconia sulle note delle banda che suonava sul
palco illuminato a festa, i suoi pezzi per intenditori e noiosi all'orecchio dei giovani che passavano le
serate in un continuo andirivieni su e giù per il corso addobbato a festa con luminarie ricercate. Il tempo
di qualche ora e tutto sarebbe finito aspettando di già l'anno venturo coi suoi nuovi sogni e con la
speranza di qualcosa di diverso, di nuovo... Ed il tempo volava tra mattinate in campagna, pomeriggi
noiosi, passati a chiacchierare nel vicinato, col ricamo o l'uncinetto in mano. Qualche passeggiata al
Calvario nelle afose domeniche estive e null'altro. Sono sicura che oggi, a distanza di un ventennio dai
miei ricordi, molte cose siano cambiate, ma i profumi, le tradizioni, la vita paesana, siano sempre più o meno gli stessi. Ricordi lontani, ma sempre attuali del mese d'Agosto.


Chiapparo Anna Maria (Tutti i diritti riservati --agosto 2013)

http://www.acquaro.net/ricordi-personali/qil-profumo-di-agostoq-di-anna-maria-chiapparo.html
 

lunedì 8 luglio 2013

Il profumo di luglio

Ogni mese ha il suo o i suoi profumi che affiorano inevitabilmente dal passato.
Luglio ha il profumo dell'origano raccolto nelle campagne più nascoste, quelle più lontane dal paese. Vedevi le piccole chiome affiorare per caso tra rovi e cespugli. Le mamme avevano quasi sempre i loro posticini segreti come accadeva coi funghi in autunno...che bello andar dietro e cercare di fare anche noi i nostri mazzolini profumati! Qualcuno da ragazzo ci andava apposta per poter fare qualche gruzzoletto per la festa di San Rocco, andandolo a vendere ai vicini anziani o alle signore che in campagna non ci andavano quasi mai...Quel profumo che s'attaccava alle mani e restava per tutto il giorno anche se ti lavavi di continuo. I mazzetti legati, venivano messi a testa in giù ad essiccare lontani dal sole per non farlo annerire e una volta a puntino veniva richiuso in un sacchetto di carta o meglio sbriciolato dai rametti ormai secchi e conservato in barattoli di vetro.Che profumo ogni volta che veniva aperto! L'estate sembrava ritornare ogni volta e travolgere tutto col suo sapore e colore!
Guai a raccoglierlo dopo luglio. Non portava bene. Almeno era un'usanza, una diceria paesana che se si poteva era meglio evitare...non sia mai...
in verità ad agosto l'origano era ormai sfiorito e le corolline erano tutte innevate di minuscoli fiorellini bianchi.Forse da questo derivava la diceria.
Nonostante tutto, in tutte le case, l'origano fresco non mancava mai.Raccolto di proprio pugno o comprato o regalato, arrivava sempre.
E non solo!Viaggiava pure!Viaggi per il nord e per l'estero. Il profumo dell'origano calabrese inondava l'Italia da una punta all'altra.
Mi chiedo se c'è ancora qualcuno che gira per i "timpuni" a cercar verdi corolle...chissà, magari sì. Certo in tutti i supermercati del mondo o anche nella più piccola botteguccia di paese l'origano lo trovi già pulito e confezionato, ma vuoi mettere il suo profumo con quello raccolto dalle tue mani, quando lo apri? (Anna M.C. ----ricordi)

giovedì 7 marzo 2013

Donne del sud

Perchè  "Donna"  è essere, non apparire.

Ed oggi ti voglio raccontare di quelle donne di cui non parla mai nessuno.Di quelle donne anonime che vanno coi loro pensieri, raccolte nei loro scialli e nei loro fazzoletti scuri. Donne  sconosciute anche ai loro mariti ed ai loro figli. Vivono silenziose e non chiedono nulla. Rassegnate ad un ruolo che qualcuno ha loro dato.Sono mogli, madri, nonne, zie. Sono antiche.Qualcuno dirà arretrate, forse perchè vivono in quel profondo sud poco conosciuto.
Che fanno ? Nulla, pensano in tanti. Casalinghe, contadine.Semplicemente donne addestrate e poi usate  a tener su casa e fare figli. S'accontentano, non hanno grandi pretese.Vivono...credo. O forse sopravvivono, chissà.


Pensavi fossero estinte? Non credo.Ce ne sono ancora tante.Non fanno rumore nei loro cantucci lustri. Non usano belletti e non conoscono parrucchieri se non per le grandi occasioni. Escono raramente  e se lo fanno, sanno già dove andare. Non vanno mai allo sbaraglio in discoteche assordanti, in feste altisonanti. Non conoscono crociere, nè abiti da sera. A che servono allora, nell'era dove apparire è meglio che essere e se non ti fai guardare, non ti nota nessuno? Sicuro che esistano ancora?


Si svegliano all'alba e vanno silenziose. Senza stress ed auto rombanti.Non si fermano per ore davanti agli armadi ed agli specchi.Il loro guardaroba non è zeppo di abiti luccicanti.Le loro labbra non conoscono rossetti. La loro bellezza sfiorita racconta storie solo a chi le vuole ascoltare. I loro piedi sanno camminare su strade sconnesse.Le loro mani sanno cosa fare. Il loro cuore sa amare.


Hai mai provato dall'alto del tuo scranno a chinarti ad ascoltarle? Pensi che non abbiano desideri, sogni, illusioni? Pensi veramente che vivano in una coltre ovattata che  filtra l'assordante rumore del mondo? Pensi che i loro sguardi non cerchino le stelle, la luna, l'orizzonte infinito? Che i loro sogni siano solo in bianco e nero e che le loro mani non siano capaci di tessere  fili d'oro?


Ascolta la voce che nasce dal loro cuore. Odi le litanie sommesse che stringono al petto.Stringi le loro mani callose.  Cerca l'infinito nei loro sguardi. Conta le rughe sul loro viso. Accarezza i  capelli d'ebano scuro e rispetta l'argento che vi luccica.


Cercale e fermati ad aspettarle. Non ti deluderanno, anzi,  forse ti confonderanno.


Hanno bisogno di voce per parlare, di ali per volare, di musica per danzare, di un sorriso per rinascere ancora.Di un foglio dove scrivere la loro storia.


Falle uscire dal giaciglio in cui la loro terra le ha cullate. Rispettale ed amale. Non te ne pentirai.


Sanno camminare a testa alta. Scalare montagne e attraversare fiumi. Domare la terra e spegnere incendi. Cullare il vento e asciugare la pioggia. Accendere  il fuoco ed accendere stelle. Sono maghe e sono fate.Sono sabbia e sono ferro.Sono lana e sono  seta. Sono lino e sono ginestra. Sono rose e sono spine. Sono aria e sono acqua. Sono figlie e sono madri. Sono mogli, amiche e  sorelle...Sanno piangere e sorridere. Sono semplicemente donne. Donne del sud.


(Anna Maria Chiapparo - Festa della donna 2013.  Tutti i diritti riservati)