Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











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sabato 25 gennaio 2014

Il gelido gennaio

Freddo e lungo, gennaio, serra di gelo le campagne e la terra ghiaccia con la sua morsa pesante.
Cieli stellati, qualche nube curiosa che vaga incerta a cercare cantucci dove sostare nell'immoto gelido della notte.
Cade la brina silenziosa e tutto imbianca come velo di sposa...

C'era freddo e tanto. Un freddo pungente che però non faceva male se non nelle mani costrette a cercare nella nuda terra, usate a lavorare sotto gli argentei ulivi, tra le viti ormai addormentate, nei boschi incantati da poesie sussurrate, ormai smarrite tra foglie ingiallite....legna e carbone da fare per affrontare il lungo inverno.
Solo qualche fuoco, dava ristoro per un momento. Poi  il freddo ridava ancora il tormento.
S'andava presto al mattino; molti a piedi e ci s'incontrava nelle viuzze di campagna o alle uscite del paese dove ognuno prendeva poi, la propria strada.
Silenziosi, rannicchiati, ognuno coi propri pensieri sotto i fazzoletti pesanti o nelle coppole stinte negli anni  dal pallido sole.

Gli scialli nascondevano le spalle curve che tanti pesi avevano sopportato. Chissà quanti ancora da portare...
Era triste gennaio, quando alle quattro del pomeriggio era già quasi buio e le finestre s'illuminavano di luce ormai artificiale.   
 Le strade tornavano silenziose e solo i fumaioli fumanti sembravano vivere tra spettri informi.
Gli unici momenti di festa erano per l'uccisione del maiale,  se non si era già provveduto verso Natale.
Non mancava in quasi nessuna famiglia e ci si aiutava a vicenda.
Era una festa lavorare e stare in compagnia.

Le lunghe sere d'inverno, quelle che sembravano non  voler passare mai, finivano spesso davanti al focolare. La mamma rammendava o sferruzzava, gli anziani raccontavano "cunti" e "cuntareja", qualche rosario sgranato tutti insieme. I padri spesso sonnecchiavano stanchi, pensando già al domani.
Poi arrivò la televisione ed il mitico Carosello. Nuovo appuntamento che prese il posto dei cunti delle nonne,  che da sole, silenziose, continuavano a  recitare ancora qualche preghiera.

 
Con l'avvento della televisione, le fredde sere di gennaio e dell'inverno, finalmente passavano più dolcemente e velocemente.
Eppur restava gelido, gennaio.
 
(Anna Maria Chiapparo )
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Foto dal web
 

domenica 5 gennaio 2014

Calabria mia

Terra luntana 
vestuta di sula
Terra nativa
chi parri d'amuri
tutti t' amamu
ma si potimu
luntanu scappamu.
 
 Simu poeti e pitturi
e ti cantamu
canzuni d'amuri.
 
Tu sempa
'ndi aspiatti
supa si scuajji
e di tuttii parti
'ndi ricuajji.
 
Terra smaniusa
ca non hai riparu
duni alluaggiu
all'uamu e o cotraru.
 
Si matri terra
pe'  fimmani 'ngrati
ca oja juarnu
su tutti emigrati.
 
Puru io
matre mia ti dassai
e nu puacu m'alluntanai
ma non c'è n'ura
i  juarnu ca cu
penziaru attia
no fazzu rituarnu.
 
Calabria mia,
terra amara
pe tutti nui luntani
si sempa cchiù cara.
 
 
 (Chiapparo Anna Maria- poesia in vernacolo calabrese parlato ad Acquaro)

Profumi e colori di dicembre


 
Arrivava sempre presto dicembre. Sembrava inevitabile pensare che il tempo volasse via veloce appena finita l'estate. Sapeva di rito scaramantico pensare che l'anno vecchio veniva "subito" archiviato, guardando a quello nuovo pieno di speranze.
Salvo poi ammettere che ogni anno aveva sempre le sue pene e i suoi affanni...praticamente uguale a quello andato...
 
Faceva freddo e spesso la mattina, lungo i viottoli di campagna, la brina gelata  brillava come preziosi brillanti nel sole pallido che svogliatamente, s'alzava a cominciare il nuovo giorno.
 
Erano tanti ed unici i profumi dell'ultimo mese dell'anno.
Il profumo più bello era quello del muschio che raccoglievo per il presepe, ma mi piaceva tanto sentire l'odore della legna che bruciava nel camino e scoppiettava in mille scintille veloci. Era là, accanto al camino, da sola, che riuscivo a varcare i confini dell'infinito, quando fuori scrosciava la pioggia. Spesso mi rannicchiavo a leggere o scrivere pensieri, allora, forse un po' sconclusionati..
.     
L'odore acre del fumo che fuoriusciva dai comignoli, permeava l'aria costantemente.
Ed era in campagna che stavo più bene. Nell'erba bagnata di pioggia o semplice rugiada. Nelle zolle che "fumavano" asciugandosi al sole. Sotto gli argentei ulivi che grondavano piangenti o stormiti dal vento che s'insinuava curioso e veniva a stuzzicare... 
E che dire del Natale?  
Il nostro Natale non era luccicante di luci e carte scintillanti, ma profumava di agrumi appena raccolti, di  pignolata fatta in casa, di "curujicchie" appena fritte... 
profumo di bosco e di mirtillo selvatico, di corbezzoli maturi, di muschio appena raccolto.
Nenie lontane, dolcissime che arrivavano all'improvviso da un luogo indefinito, si spandevano per l'aria da zampogne curiose che sbucavano per le vie...
 
Erano sempre corte le giornate fatte di campagna e di poco altro. Tutti ce ne stavamo rinchiusi nelle nostre cucine, calde di camini, stufe e bracieri... e passava il tempo ora inesorabile, or lentamente lasciando dentro già la nostalgia del ieri appena passato o la speranza del domani da vivere. 
 
Il grigio del cielo, sprazzi d'azzurro tra nuvole incerte. Il giallo ormai spento dei castagni addormentati e l'argento degli ulivi, unici cavalieri del tempo che archiviavano storie di vita vissuta...questi i colori di dicembre che voglio ancora ricordare, piuttosto che bagordi di folle impazzite per centri commerciali, luccichii artificiali che abbagliano il cuore, "canzoni sparate" a pieni decibel per le vie del commercio cittadino e stelle rosse che appena passate le feste finiranno la loro breve vita in cassonetti stracolmi di pacchi e pacchetti ormai scartati e bottiglie svuotate...
 
(Anna M Chiapparo - 16 Dicembre 2013)