Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











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domenica 22 novembre 2015

"Nacatuli" ....a modo mio



Oggi dopo anni ho provato a fare  "I nacatuli"

La forma non è quella abituale, ma il sapore non è male.
mia figlia si è divertita anche con le formine per biscotti...:)

Questi dolci sono tradizionali in Calabria e gli ingredienti sono più o meno uguali nelle varie zone, ma si sa,  ogni luogo ha il suo piccolo segreto o ingrediente che fa la differenza.

Io ho usato 6 uova medie
300 gr di zucchero
due cucchiai d'olio d'oliva
il succo e la buccia grattugiata di un limone
un pizzico di cannella e uno di sale
un bicchierino di marsala
una bustina di lievito per dolci
1 kg di farina (anche più perché dipende dalle uova quanto ne prenderanno)
olio di semi per friggere
zucchero a velo a piacere dato che sono ottimi anche senza

In una ciotola capiente, ho sbattuto le uova con lo zucchero e poi ho aggiunto il limone con la buccia , il sale,  il marsala, l'olio e la cannella
Ho versato pian piano la farina, girando per non fare grumi ed ho incorporato il lievito.
Lavorate per bene incorporando man mano tutta  la farina che ci vuole per avere un impasto solido e ben elastico come quello delle chiacchiere.
Ho lasciato riposare una decina di minuti sulla spianatoia e poi ho fatto le varie forme.
Tradizione vuole che si filino dei bastoncini lunghi lunghi che poi s'attorcigliano al manico di una "cucchiara" di legno. Uscirà una spirale legata ai bordi.
Si friggono in abbondante olio finchè diventano dorati. Scolare l'olio in eccesso su carta assorbente e a piacere, una volta freddi, spolverizzare con zucchero a velo.

Io naturalmente non ho avuto pazienza per le forme, e ho fatto a modo mio :D

Alla prossima m'impegnerò di più.



martedì 14 luglio 2015

Il profumo del silenzio

Foto dal web



Io  ho viaggiato poco e niente, ma se dovessi scegliere una meta, sceglierei sicuramente un posto tranquillo, pieno di natura, dove il tempo sembri danzare un lento malinconico che invita  a sognare, a meditare.
                  Non c’è bisogno di andar lontano per trovare posti del genere.
                  La Calabria è piena di gioielli simili dove la contemplazione è un dono che  purtroppo pochi sappiamo assaporare e gustare, stritolati dalle spire del tran tran quotidiano. Serra San Bruno e tutto il circondario, sono  luoghi d’ incontaminata bellezza dove la natura regna ancora sovrana.
L’aria è satura di profumi antichi e quello di  resina, portato dal vento, certi giorni inebria dolcemente.
Mi piaceva passeggiare per le stradine del centro, dove le case attaccate una all’altra, sembravano sostenersi a vicenda per non crollare.
I selciati, in alcuni punti lisci lisci per le intemperie ricordavano le pietre di fiume levigate dall’acqua… e dove il sole faceva fatica ad entrare, tipico di tutti i centri storici,  il muschio colorava col suo  verde, i basamenti dei muri.
Muri scorticati dal tempo, ritoccati negli anni, abbelliti e colorati con tinte sgargianti…
Tutti diversi eppure tutti uguali. Custodi di un remoto passato saturo  di sussurri d’innamorati, di chiacchiericci di comari, di grida gioiose di bambini scorrazzanti, di rosari sgranati su  vecchie seggiole impagliate. Preghiere di madri speranzose e di cuori affranti…
La domenica,  un coro di campane antiche risuonava nel silenzio del mattino ed invitava alla preghiera. Forse anche tante altre cose invitavano alla preghiera…
Gli zampilli delle fontanelle dislocate qua e là, l’eco del torrente che scorreva in mezzo al paese, lo stormire del vento tra i rami degli abeti…e il silenzio.
Il profumo del silenzio non ha prezzo, ma per trovarlo bisogna saperlo cercare anche dentro di noi estraniandoci dal caos della vita.
Quando inizi a percorrere il viale che porta alla Certosa di San Bruno, se non fosse per le auto che circolano, sembrerebbe di essere catapultati indietro di secoli.
Cullati dal dolce fremito delle foglie degli alberi che creano un tunnel naturale, sembri varcare un mondo ormai perduto, chiuso come in uno scrigno prezioso dove l’eco del tempo risuona in lontananza.
Le antiche mura che celano la vita dei Certosini intenti alla loro preghiera, sembrano rimandare di sottofondo la nenia dei loro cori sommessi e ne pregnano l’aria.
Basta ascoltare col cuore…
Uno sguardo al cielo che sovrasta la grande costruzione, sembra innalzarti  e rapirti verso l’infinito.  Un oceano d’infinito in un mare di silenzio che colma l’animo del viandante stanco lungo il viaggio della vita.
Un’oasi di pace e meraviglia, i torrenti, i boschetti e le radure  a Santa Maria Del Bosco.
Il laghetto di San Bruno che brilla di monetine al sole.
Una flebile preghiera e la speranza quasi scaramantica del gesto ci ricordano la miseria umana che s’aggrappa a tutto a volte, tranne che al sacrificio, alla penitenza, come invece il Santo dovrebbe insegnare.
Il Santo che ha lasciato il mondo per ritirarsi nell’eremo  a contemplare Dio e la natura che esprime il suo immenso amore.
E finisce il viaggio dei miei ricordi cullati dal tempo, portati dal vento…
Mi fermo davanti al sagrato della chiesa  di S. Maria dove danzano ancora attimi d’eterno e il profumo del silenzio che rinfranca, diventa preghiera del cuore e supplice speranza.

Anna Maria Chiapparo

lunedì 11 maggio 2015

Ricordi di Serra San Bruno

Serra entrò in punta di piedi nella mia vita, ma ora è  un pezzo nell’ archivio dei miei ricordi.
Ci ero stata molto poco e mai avrei immaginato di andare ad abitarci, seppur per pochi mesi.
In terza media facemmo una scampagnata coi professori e passammo una bellissima giornata nei boschi dietro la chiesa di Santa Maria e poi a Mongiana.
Era la prima volta che entravo in quella chiesa e nel mio intimo sognai di sposarmi, un giorno, proprio là, in quella chiesetta semplice, ma ricca di magia e circondata da bellissimi boschi sempreverdi.
Fu , a Serra che diedi il mio esame di maturità e percorrendo le sue strade, conseguii la patente.
Qualche anno dopo coronai il mio sogno di sposa e l’immagine della chiesa di S. Maria che mi attende baciata dai raggi di sole settembrino,  mentre salgo la sua bellissima scalinata, è indelebile nel mio cuore…
Sì, realizzai il sogno di sposarmi laggiù, tra gli amati boschi e cullata da quella dolce immagine di Maria che oggi in questo mese di maggio, mi è venuta in mente di onorare un po’ così.
Serra è un posto magico in qualsiasi stagione, ma l’autunno che dipinge coi suoi caldi colori, tele meravigliose, è indescrivibile  dall’occhio umano.
Mi par di avere ancora davanti allo sguardo i tornanti in salita per raggiungerla da Acquaro.
Tappeti multicolori in autunno e tunnel di verde smeraldo meraviglioso in primavera ed estate…e la magia della neve quando tutto ammanta… Un vero spettacolo della natura!
Dalla casa dove abitavo s’udiva il mormorio del fiume che cullava e mi faceva compagnia come il mio torrente acquarese. Affacciandomi dal balcone lo vedevo scorrere quieto in lontananza e nonostante il vento gelido, mi piaceva stare a guardarlo ogni tanto, immersa nei miei pensieri di giovane sposa.
Ricordo Serra come un paese tranquillo, immerso nella pace dei suoi boschi che sembrano ovattare, attutire il caos delle lontane  città frenetiche. La passeggiata lungo il corso dove s’incontrava sempre gente cordiale ed ospitale. Ho tanti cari ricordi di quel breve periodo e ricordo ancora tante persone. Di alcune mi hanno affascinato le storie, come quella della signora Tassone che conobbi nel suo elegante bar. Fu con lei e suo marito che andammo alla Madonna dello Scoglio prendendo una strada di montagna ripida  e disastrata che a noi, non abituati, metteva letteralmente paura. E la ringrazio di quel momento e di quel pellegrinaggio.
Ricordo la gentilezza dei negozianti che incuriositi,  cercavano di scambiare sempre qualche parola…e le chiese…Che meraviglia!
Quando entrai per la prima volta nella chiesa  dell’Addolorata, ne rimasi affascinata e qualche anno dopo mi ritrovai là, a far da “comare d’anello”
al matrimonio di amici.
Era sempre un piacere passeggiare per le sue strade tranquille e la sera, anche se mai fino a tardi, sembrava piacevole anche il freddo gelido invernale.
Passai là il primo Natale da sposata e ricordo che cercando il muschio per il presepe trovai e vidi per la prima volta il vischio, a me sconosciuto.
Quanti ricordi…le fontanelle dove prendevamo l’acqua…quella vicino alla chiesetta di san Rocco…e la  “Fontana Guido”, se non erro…
La messa la domenica pomeriggio, quando faceva già buio presto, a S. Maria…
Durò da settembre a marzo la mia permanenza a Serra San Bruno.
Pochi mesi pieni di novità, di ricordi, di emozioni, di volti e momenti rimasti per sempre nel cuore.
Nel decimo anniversario di matrimonio decidemmo di fare una vacanza e affittammo una casetta.  Coi miei figli e mio marito andammo a messa nella “nostra chiesetta” e conoscemmo  P. John  Betancur che ci fece la sorpresa di dedicarci la messa dato che gli avevamo raccontato dell’anniversario…
Una persona gentilissima che ricordiamo ancora con piacere.
Che dire? Ho fatto un tuffo nei vicoli fioriti, dove l’acqua e la neve lavano e scavano da sempre le antiche pietre e i bambini giocano ancora per strada a nascondino o a pallone…i rintocchi delle campane ognuna col suo timbro e il profumo di resina che aleggia nell’aria…
Un paese d’altri tempi da custodire nei ricordi cullati dal tempo.
Foto dal web
http://rivistasantamariadelbosco.it/index.php/notizie-e-attualita/275-ricordi-di-serra-san-bruno-di-anna-maria-chiapparo?fb_action_ids=10206681138090921&fb_action_types=og.comments


Anna Maria Chiapparo

domenica 29 marzo 2015

"U cumbitu"

Gazzetta del Sud del 21 Marzo 2015
Nei piccoli centri le tradizioni svolgono la stessa funzione del vecchio focolare nelle case di una volta. Come quest'ultimo, infatti, chiamava a raccolta attorno a sè il nucleo familiare, le tradizioni lo fanno nei confronti dell'intera cittadinanza che si stringe orgogliosamente attorno al rito formando un tutt'uno come poche altre volte avviene. Quanto accade a Limpidi, dove, da secoli, ogni 19 marzo viene riproposto "u cumbitu" (conviviale) di San Giuseppe, una sorta di banchetto cui partecipa tutto il paese, in un vero e proprio giorno di festa dove ognuno è pronto a mettere da parte qualsiasi rancore e inimicizia.
Si tratta di una tradizione che vivono diverse comunità, ma a Limpidi gli viene attribuito una nota di fascino in più. Il rito si ritiene risalga alla notte dei tempi, quando veniva organizzato dalle famiglie più povere di quello che allora era un piccolo casale autonomo. Esse, con senso di carità e amore, si privavano dei frutti che la terra forniva, per preparare un pasto coloro che si trovavano nella stessa indigenza e per mendicanti e mercanti di altri centri. Un gesto di solidarietà che anche oggi conserva la sua connotazione poiché il pasto lo si prepara principalmente per le persone più anziane e sole, ormai la parte più consistente, con l'estensione al resto dei paesani.
In sostanza, le famiglie coinvolte hanno comprato i prodotti necessari per realizzare, poi, il pranzo per la comunità, a base di pasta e ceci, broccoli e stoccafisso, derrate di cui vengono acquistate decine e decine di chili, così come di farina, per "i curujicchi", e salsa, per il sugo.
Il giorno di San Giuseppe, quindi, poco prima mezzogiorno, il parroco, don Rocco Suppa, recatosi nell'abitazione dove è stato realizzato "u cumbitu", ha benedetto il cibo e i presenti, tra cui i tre componenti scelti per impersonare la Sacra Famiglia, i quali, seduti attorno alla mensa, hanno assaggiato le varie pietanze, recitando a ogni boccone una lode. Successivamente si è proceduto alla distribuzione casa per casa del pasto (a "devuziuani"), permettendo anche a chi non era presente di partecipare al banchetto e di continuare a tramandare una parte delle proprie radici.
Valerio Colaci

giovedì 19 marzo 2015

Corajsima (Quaresima)


fonte: https://www.facebook.com/cultura26?pnref=lhc
Corajsima, moglie di carnevale, è una bambola di pezza che simboleggia la Quaresima (periodo di penitenza). Anticamente si appendeva agli usci delle porte. La vecchia teneva in mano il fuso e ai piedi un'arancia o una patata dov'erano infilate sette penne di gallina che venivano estratte una alla settimana. L'ultima penna corrispondeva alla Pasqua. 
La Quaresima, la bambola di stoffa che faceva la nonna, era vestita con il vestito di gala, il fazzoletto in testa e insieme al fuso portava una collana di peperoni secchi, perchè il periodo quaresimale aboliva le abbuffate. Ai piedi aveva un’arancia con sette penne di gallina; la nonna ne staccava una alla settimana fino a Pasqua e la bruciava nel camino, perchè quel fumo tenesse lontani gli spiriti dalla casa. Quella bambola piccolina era un “segnatempo”, all’epoca della nonna.
(Maria Zanoni)https://www.facebook.com/cultura26?pnref=lhc

Questa antica tradizione ormai in disuso, era molto in voga in molti  centri della Calabria.