Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











Clikka sulla mia pagina FB

domenica 29 marzo 2015

"U cumbitu"

Gazzetta del Sud del 21 Marzo 2015
Nei piccoli centri le tradizioni svolgono la stessa funzione del vecchio focolare nelle case di una volta. Come quest'ultimo, infatti, chiamava a raccolta attorno a sè il nucleo familiare, le tradizioni lo fanno nei confronti dell'intera cittadinanza che si stringe orgogliosamente attorno al rito formando un tutt'uno come poche altre volte avviene. Quanto accade a Limpidi, dove, da secoli, ogni 19 marzo viene riproposto "u cumbitu" (conviviale) di San Giuseppe, una sorta di banchetto cui partecipa tutto il paese, in un vero e proprio giorno di festa dove ognuno è pronto a mettere da parte qualsiasi rancore e inimicizia.
Si tratta di una tradizione che vivono diverse comunità, ma a Limpidi gli viene attribuito una nota di fascino in più. Il rito si ritiene risalga alla notte dei tempi, quando veniva organizzato dalle famiglie più povere di quello che allora era un piccolo casale autonomo. Esse, con senso di carità e amore, si privavano dei frutti che la terra forniva, per preparare un pasto coloro che si trovavano nella stessa indigenza e per mendicanti e mercanti di altri centri. Un gesto di solidarietà che anche oggi conserva la sua connotazione poiché il pasto lo si prepara principalmente per le persone più anziane e sole, ormai la parte più consistente, con l'estensione al resto dei paesani.
In sostanza, le famiglie coinvolte hanno comprato i prodotti necessari per realizzare, poi, il pranzo per la comunità, a base di pasta e ceci, broccoli e stoccafisso, derrate di cui vengono acquistate decine e decine di chili, così come di farina, per "i curujicchi", e salsa, per il sugo.
Il giorno di San Giuseppe, quindi, poco prima mezzogiorno, il parroco, don Rocco Suppa, recatosi nell'abitazione dove è stato realizzato "u cumbitu", ha benedetto il cibo e i presenti, tra cui i tre componenti scelti per impersonare la Sacra Famiglia, i quali, seduti attorno alla mensa, hanno assaggiato le varie pietanze, recitando a ogni boccone una lode. Successivamente si è proceduto alla distribuzione casa per casa del pasto (a "devuziuani"), permettendo anche a chi non era presente di partecipare al banchetto e di continuare a tramandare una parte delle proprie radici.
Valerio Colaci

Nessun commento:

Posta un commento

Se ti va lasciami un saluto. Mi farà piacere sapere che sei passato di qua e ti sei soffermato. Grazie