Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











Clikka sulla mia pagina FB

domenica 18 dicembre 2016

Il presepe di Bruno

Il giorno dopo l'Immacolata, Bruno, tutto contento per i suoi vestiti nuovi, si mise a fare il presepe. Di solito lo faceva l'otto pomeriggio, ma dato che erano andati alla fiera di Dasà ed era tornato stanco, aveva rimandato.
Il muschio l'aveva raccolto qualche giorno prima nell' “angra”(orto) e l'aveva messo ad asciugare un po', dato che era bagnato.
In casa sua facevano il presepe da sempre.
La mamma ci teneva ed anche se i pastorelli che possedevano erano pochi, diceva che bastava il simbolo. Fin da piccolo, aspettava quel periodo impaziente e da un paio di anni la mamma glielo faceva fare da solo. Qualche giorno prima aveva chiesto al nonno se poteva andare con lui all'orto e il nonno l'aveva accontentato, anzi, gli aveva tagliato lui stesso dei ramoscelli di “morzida”, su nella “costera”.
Gli anni precedenti lo avevano sempre fatto nell'ingresso, su un mobiletto appendiabiti, ma quell'anno aveva deciso di farlo in cucina. Sua madre non voleva, ma poi aveva acconsentito.
“Maa, si nui simu 'nta cucina sempa, cui vida u prisiapiu?”

“Ma chi dici, è bellu appena aprimu a porta u mu vidimu pe prima cosa e pùa duva u hfai 'nta cucina ca non c'è spaziu?”

“Tu dassa hfare ammia!”

Stringendo le spalle lo lasciò fare perché sapeva che tanto l'avrebbe avuta vinta sempre lui...
Bruno era un piccolo testone quando s'impuntava in qualcosa, ma sua madre in cuor suo era orgogliosa di quel figlio tanto assennato e giudizioso anche se aveva il suo caratterino.
Un caratterino da calabrese, in fondo!

L'angolino l'aveva adocchiato già da tempo lui...
Una sera, mentre giocava a dama con la sorellina, sdraiati per terra, aveva realizzato che il presepe a terra, ci sarebbe stato benissimo.
Accanto alla cucina a legna, dove c'era la cesta piena di tronchetti tagliati a misura. Bastava spostarla sotto il tavolino con la tendina, dove poggiavano l'olio, il sale ecc. e lo spazio era perfetto.
Ogni giorno studiava come fare per non arrivare impreparato e finalmente quel nove di dicembre poté realizzare la sua opera.
La zia 'Ntona gli aveva regalato un pezzo di fodera blu scuro e insieme alla sorellina, nelle prime sere di dicembre avevano creato e colorato delle stelline di carta da attaccare con la colla.
Fissò il cielo stellato con delle puntine e poi a terra modellò qua e là con fogli di carta appallottolata, delle montagnole. Le rivestì col muschio e appoggiò al muro i rametti di morzida raccolti dal nonno e ai rametti attaccò altre stelline.
Da un angolo del boschetto fece scaturire un bel fiumiciattolo, anche quello dono di sua zia...
'Ntona aveva una scatola dove raccoglieva un po' di tutto: bottoni, vecchie cerniere, nastri, lacci, pezzi di stoffa...e il fiume altri non era che un bel pezzo di stoffa azzurra che lei stessa gli aveva tagliato a misura.
Ogni volta che a Bruno serviva qualcosa che in casa non aveva, era certo che dalla zia l'avrebbe trovato. Poggiò pure dei sassolini per trattenere la stoffa e poi si dedicò alle stradine di segatura che aveva raccolto nella falegnameria di “mastru Micu” appena dietro l'angolo. A dire la verità era una segatura un po' grossolana, ma l'effetto che dava a lui piacque e decise di lasciarla.
La grotta la mise al centro della scena circondata dal boschetto. In estate aveva messo via tutta la carta del pane acquistato alla bottega, proprio per quello scopo e c'era voluto tanto perché non lo acquistavano tutti i giorni il pane...
Aveva lavorato inginocchiato a terra e si alzò a vedere l'effetto.
La grotta stava proprio bene al centro e là davanti sparpagliò un po' di sabbia che aveva raccolto in un cantiere vicino alla scuola, dove stavano ristrutturando una casa.


Appena fu soddisfatto del risultato prese la scatola di latta dove custodiva i pastorelli.
La natività era in terracotta molto vecchia perché sua mamma un tempo aveva solo quella, poi negli anni avevano aggiunto i pastorelli di plastica che vendevano alla fiera e a Vibo. Uno o due all'anno, non di più. Di plastica erano anche il bue e l'asinello e le pecorelle che stanziò ai lati della grotta come a voler guardare dentro, curiose.
Mise in un angolo la Madonna col mantello ormai sbiadito e dall'altro S.Giuseppe appoggiato al suo bastone. Al centro la vuota mangiatoia e passò a sistemare il resto.
Una lavandaia con cesta sul capo, vicino al fiume; un cacciatore nel bosco; due pastorelli ad osservare da lontano; un bambino col cane; una madre con bambino; un pescivendolo con una cesta di pesci; una vecchietta che filava; una pastorella con una gallina in mano e i tre re Magi tutti uguali tranne uno che aveva il volto più scuro, li mise sulla stradina.
A scuola, la maestra gli aveva insegnato a fare le casette di cartone e lui ne aveva fatte già quattro che posizionò in vari punti.
Mancava solo la stella cometa che aveva deciso di mettere sempre per ultima.
Che bella la stellina. La teneva come una reliquia perché ogni anno perdeva la porporina argentea che la ricopriva. Era avvolta da un pezzo di stoffa come gli aveva suggerito sua madre ed era chiusa a parte. Era molto delicata e ogni volta che la poggiava sulla grotta s'incantava a guardarla per un pezzo. L'avevano comprata solamente qualche anno prima, proprio a Dasà. Prima ne mettevano una di solo cartone e si era rovinata.
Bruno era solo in casa e tutto contento aspettava il ritorno di sua madre dalla campagna. La sorellina era dalla nonna e lui ne aveva approfittato per lavorare in santa pace. Cercò d'immaginare le loro reazioni quando s'accorse di una cosa a cui prima non aveva fatto caso...mancava qualcosa...
l'Angelo! Il suo presepe non aveva un angelo!
Lì per lì pensò di andare a disegnarlo, ma poi gli venne in mente una cosa.
Mamma gli aveva promesso che sarebbero saliti a Vibo prima di Natale e aveva deciso! Lo avrebbe comprato coi soldi che gli erano rimasti del regalo di compleanno!
Mentre pensava tra sé, si aprì la porta. Mamma era tornata.

“Ch'è bellu, Brunu!” Gridò la sorellina festante, correndo verso il presepe.
“Maa, ti piace?” Chiese Bruno.
“O Brunu mio, sì, è prùapriu bellu st'annu.” Rispose sorridendo sua madre, guardando tutti i particolari del piccolo presepe fatto a terra in quell'angolino della sua cucina.
“Domani hannu mu vidanu puru i nanni”
“E cìartu ca si. Domani sinda parra”

Era molto contento Bruno e aggiustando qualcosa qua e là, andava cercando il modo giusto per dire a sua madre dell'Angelo, ma sapeva già in cuor suo come sarebbe andata a finire.
Un presepe senza angelo, che presepe è?

Non sapeva ancora il piccolo Bruno, che con gli anni il presepe sarebbe diventato un'opera d'arte con luci, ombre, movimenti, acqua vera e quant'altro.

(Anna Maria Chiapparo-- tutti i diritti riservati)

(Vietato copiare o trascrivere anche parzialmente
senza permesso e senza citare il nome dell'autrice o la fonte)


Nessun commento:

Posta un commento

Se ti va lasciami un saluto. Mi farà piacere sapere che sei passato di qua e ti sei soffermato. Grazie