Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











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sabato 24 giugno 2017

Profumo di camomilla in Calabria



Sull'onda dei ricordi...

Come ho già scritto altre volte, il mio piccolo pezzo di campagna aveva dei luoghi che sembravano magici.
I posti delle fate e degli gnomi...
Era senza strada, altrimenti sarebbe stato un luogo meraviglioso. Ci si arrivava per uno stretto sentiero che consentiva il transito solo a piedi e tutto doveva essere trasportato sulla testa...
Arrivando, sulle sponde del ruscelletto crescevano pioppi e qualche acero che in questo periodo coloravano tutto di un verde meraviglioso. Il ruscello lo costeggiava per tutta la parte bassa fino a tuffarsi nel torrente del paese che passava poco sotto.

Per attraversarlo bastava fare un salto e sul confine non c'erano né cancelli né recinzioni perché non ce n'era bisogno. Mio padre aveva piantato nel tempo un po' tutti i tipi di alberi da frutta che non c'erano ancora. Di suo c'erano già degli altissimi noci, qualche nocciolo, aranci e mandarini e qualche pianta di cachi e melograni. C'era pure una piccola vigna e una grande pergola di uva fragola che però ci piaceva poco. Mio padre faceva il vino e lo regalava agli amici. Chi non l'aveva, l'uva fragola l'apprezzava.

Mi par di rivedere tutto nonostante siano ormai più di trent'anni che non ci metto piede.
Il gorgoglío dell'acqua tra i sassi e il gracidare delle ranocchie, i rumori improvvisi che in campagna non mancano mai...
In questo periodo c'era molto da fare. Si raccoglieva e si seminava o piantava ancora...
Le folate di vento profumavano l'aria delicatamente in tutte le stagioni. Ora erano le violette primaverili, gli agrumi in fiore, gli iris che coloravano un sentiero, poi le rose che io stessa avevo piantate...un tripudio di aromi e profumi inebrianti quando il vento era più capriccioso.

La camomilla cresceva nel suo angolino da sempre.

Era in una piccola "lenza" (striscia di terra) riparata dai vetusti fichi d'India che ogni anno caricavano di frutti.
Era tanta e mia madre ci raccomandava ogni anno di salvaguardarla e non estirparla insieme alle erbacce. Lei sapeva quando era il momento giusto per raccoglierla.
In questo periodo, prima del sole forte che l'avrebbe bruciata. Aspettava che le piccole corolline candide volgessero giú, verso il rametto lasciando il bottoncino centrale, pieno di semini, a prendere il sole.
Poi la raccoglieva con tutte le radici lasciandone qualcuna qua e là come seme per l'anno venturo. Nasceva infatti per seme e la natura sapeva come fare il suo mestiere ogni anno.
Che io ricordi c'era sempre. Il profumo dolce e delicato sembra ancora stuzzicare la memoria...
A casa la stendeva su un piano per farla asciugare qualche giorno e poi la riduceva a mazzetti. Sfilava i rametti dai cespuglietti e toglieva tutte le foglioline che altrimenti avrebbero dato un sapore amarognolo alla tisana.
Puliva ben bene e toglieva le radici, poi ripiegava i gambi su stessi più volte fino a farne dei fagottini profumati che legava con più giri di filo. Li stendeva ancora un po' al fresco e poi li conservava in sacchetti di carta.
Per fare una camomilla rilassante bastava un mazzetto infuso nell'acqua calda, per farla più forte si metteva a bollire direttamente per qualche minuto.
Piccole cose normali per quel tempo che ora mi sembrano lontanissime da tutto.
E non sempre fanno bene i ricordi...
(Anna M. Chiapparo)

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