Pensieri...

La Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme. (Guido Piovene)











«Se rinuncio ad amare la mia terra, contribuisco a distruggerla».



(Doris Lo Moro)











Chi di noi non ha mai sognato, specialmente in età adolescenziale, di scappare via dalla propria terra, dal proprio paese natìo?



Io penso sia una cosa capitata un pò tutti.



Evadere dalla solita routine, cercare cose e volti nuovi, viaggiare...è normale...



Poi, magari arriva quel tempo in cui ti soffermi a pensare e ripensare e forse t'accorgi che quello che hai trovato, seppur fondamentale, ti ha fatto perdere o lasciare indietro nel tempo, cose che credevi di odiare e non sopportare, e che poi ti stuzzicano, ti cercano, ti mancano...e che forse amavi...solo che non lo sapevi. (Anna)











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Conserve e profumi d'autunno

L'ultima sera della festa di San Rocco, con le dolci melodie dell'orchestra sul palco, aveva sempre un che di nostalgico e malinconico. Aleggiava nell'aria la consapevolezza che l'estate era agli sgoccioli e lo dimostrava anche la fresca arietta che saliva soprattutto nelle vicinanze del fiume, e, per un'altra festa bisognava aspettare un altro anno...Già l'indomani, molti degli emigrati rimasti apposta per i festeggiamenti del patrono, sarebbero ripartiti per il nord. Le luci festose e il palco, smontati e portati via. Tutto ritornava alla normalità. Il paese si svuotava, i vestiti della festa riposti e già si pensava al lungo inverno da affrontare. Gli ultimi di agosto arrivavano in paese i camion che vendevano il pomodoro per la salsa e chi non ne aveva a sufficienza in campagna, faceva provviste, acquistandolo. Lo vendevano in cassette di legno a peso o a forfait un tanto a cassa ed ognuno ne acquistava secondo il fabbisogno familiare. Chi aveva lo spazio nei bassi (catojia) e garage, lo stendeva aterra per farlo arieggiare, altri lo lasciavano dov'era fino al giorno deciso per "la salsa" (sarza).
Non di rado, molti anni fa, si usava, durante il mese di agosto e quindi le feste, chiedere ai baristi del paese, di mettere via qualche bottiglia di birra o coca-cola, vuote, da riciclare, visto che il vuoto a rendere era ormai in disuso e la raccolta differenziata non esisteva ancora. Di solito eravamo noi bambini che andavamo a prendere il bottino e lo portavamo felici alla mamma, fieri di aver fatto qualcosa di utile. La mamma provvedeva a lavarle per bene e le metteva ad asciugare a testa in giù.
Quelle più gettonate erano sempre quelle della birra, col vetro scuro e quelle della coca cola che avevano un vetro più resistente per la cottura.
Le usavamo per tanti anni, finchè non si rompevano! Per i pelati, invece usavamo i boccioni (buccacci) anch'essi riciclati da marmellate e sottaceti o acquistati apposta. Se erano tanti, i pelati da fare, si sceglieva un giorno a parte perchè il lavoro era lungo e noioso. Spellavamo a freddo i pomodori più maturi, ad uno ad uno e alla fine ci accorgevamo del forte dolore alle unghie...se erano pochi, li sbollentavamo.
Ricordo mia mamma che in un vaso ne metteva sempre tanti perchè diceva che con la cottura si sarebbero ristretti. La salsa vera e propria noi la facevamo sempre a crudo. Tagliavamo in due i pomodori ben lavati e scolati
e li passavamo con la macchina a manovella. Solo in seguito abbiamo comprato quella elettrica che era sicuramente più veloce e pratica.
Noi bambini, stavamo sempre in mezzo in quei giorni in cui non c'era ancora scuola e per tenerci occupati, il nostro compito era quello di mettere il profumato basilico nelle bottiglie. Quando poi eravamo più grandicelli, ci lasciavano anche invasare il passato con l'imbuto.
Una volta imbottigliata la salsa, le bottiglie venivano tappate con i tappi a corona
con un attrezzo che li stringeva sul collo e che per essere usato aveva bisogno di forza.
I boccioni, invece venivano sempre ben stretti con forza dalla mamma o dal papà.
Quando tutto era pronto, si pensava al fuoco che di solito si accendeva vicino alle proprie case per avere tutto a disposizione. Si preparava il treppiedi (tripuadi) e su si metteva una vecchia caldaia (coddara) o meglio un fusto tagliato apposta.
Sul fondo e tra gli spazi vuoti, la mamma metteva sempre dei vecchi stracci per evitare che durante l'ebollizione, le bottiglie saltassero e si scontrassero. Ogni tanto capitava di sentire qualche botto se qualcuna scoppiava o si apriva. Quando il fuoco era sistemato e sotto controllo
si metteva tutto in ordine lavando e mettendo a posto tutti gli utensili utilizzati e solo dopo ci si sedeva stanchi a chiacchierare con le vicine che intanto, approfittando della comodità, arrostivano peperoni per il pranzo o la cena
Capitava spesso che se non se ne aveva in casa, si compravano apposta per poterli arrostire e lo faceva quasi tutto il vicinato.
Ogni scusa era buona per incontrarsi, per ritrovarsi a chiacchierare, ma se c'era bisogno ci si aiutava pure, ricambiandosi l'un l'altro. Era sempre così. Le bottiglie si facevano cuocere per circa un'ora, quando la salsa era a crudo e poi si lasciavano, lasciando spegnere il fuoco, per tutta la notte. Non le toccava nessuno. L'unica paura era il maltempo perchè in caso di pioggia potevano scoppiare tutte, ma si prendevano sempre i dovuti provvedimenti. La salsa insaporita (conzata) la si faceva a parte.
Di solito in poche quantità e quindi si usava il gas, il camino o la cucina economica a legna. Noi avevamo il camino e mia madre ci faceva di tutto, anche la salsa di peperoni per i salumi, le pesche sciroppate, ecc, fin quando non comprammo anche noi il congelatore, molto più pratico. La salsa insaporita si faceva bollendo insieme ai pomodori, abbondante cipolla, basilico,sale e un pò d'olio. Proprio come il sugo, ma senza soffriggere e poi si passava al passatutto e s'imbottigliava e sterilizzava come al solito. Approfittando delle ultime giornate di sole, non mancava qualche cesto (carijjiuattu) di pomodori secchi, salati freschi per" buttare l'acqua naturale".
Quando erano ben asciutti si pulivano dal sale rimasto e si mettevano in vasetti coperti d'olio d'oliva insieme ad aglio, basilico,origano e volendo peperoncino.
Dalla campagna si raccoglievano anche gli ultimi pomodori che non sarebbero più maturati e sarebbero rimasti verdi ed anch'essi, venivano messi in salmoia e conservati in vasi.
L'autunno era il periodo in cui ci si dava da fare per conservare i prodotti della terra e le cantine o i bassi profumavano di un miscuglio di odori e profumi come origano raccolto esclusivamente a luglio, pomodorini ciliegino, mais seccato per semenza, fagioli e ceci essiccati, peperoncini,agli, cipolle, zucche fichi secchi e più in là, dopo la vendemmia appariva anche qualche grappolo d'uva da conservare per Natale.
E sì, sembravamo veramente tante formichine laboriose!

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